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Il commento post Bologna-Inter

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Ultimo match inutile  ai fini della classifica, ma pirotecnico.

Ancora una volta non si vince al Dall’Ara, però finalmente si assiste ad un finale di stagione in crescendo

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Il parere dell'esperto

Torna a ruggire il VAR

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Torna a ruggire il VAR  (con tre rigori in un colpo solo).

E ruggisce anche il Bologna Fc 1909, che ritorna alla vittoria nel tempio dello Stadio “Renato Dall’Ara”

Lo fa nel giorno in cui si festeggia il Centenario dalla prima inaugurazione dell’impianto polifunzionale voluto da Leandro Arpinati, allora presidente della FIGC..

All’inaugurazione del “Littoriale” il 31 ottobre 1926 era presente anche il Capo del governo Benito Mussolini, poi sfuggito all’attentato qualche ora più tardi, in via Indipendenza.
La terza vittoria consecutiva del Bologna di Raffaele Palladino riporta provvisoriamente il Club felsineo nella parte sinistra della classifica.

Di fatto i rossoblù riaprono la corsa alle ambizioni europee.
Gara combattuta quella vista all’ombra di San Luca e ben giocata dalle due squadre.

Anche se, in fin dei conti i rossoblù hanno messo in campo più qualità e intensità rispetto agli avversari, grazie ad un Undici compatto e pronto al sacrificio in ogni zona del campo.

Il Monza di Juric – bravo nel palleggio, meno nelle conclusioni – si porta in vantaggio in modo del tutto casuale al 5′ del primo tempo con un rigore realizzato da Varela (attuale capocannoniere del campionato con 9 reti).

Rigore concesso dall’arbitro Zanotti (che ha diretto una gara in po’ troppo all’inglese …) per un presunto fallo ad opera di Theate.

Al di là della lentezza del difensore belga ad intervenire sul pallone, pizzicando contestualmente il piede dell’avversario, l’impressione avuta che il nazionale belga fosse in vantaggio sull’avversario e il contatto sia casuale.

Questo però non giustifica il fatto: il giovane Zanotti concede il penalty e il VAR ratifica.

Varela firma il vantaggio brianzolo.

La vetta di capocannoniere è sua a scapito di Raimondo.

Il penalty – subito a freddo – non destabilizza i ragazzi di Palladino, che hanno ripreso a giocare con il piglio giusto e con la consapevolezza di poter rimediare allo svantaggio.

La reazione non si fa attendere.

Il vichingo Odgaard, suggerito dal mastino Pobega, si trova a tu per tu con l’estremo difensore Törnqvist che lo neutralizza.

Rimane agli atti la bravura e la generosità del ragazzo danese, trasformato da attaccante a trequartista da mister Italiano e ai tempi nostri riportato alle origini dal tecnico napoletano..

Il Bologna c’è e il palleggio lo dimostra, ben orchestrato con qualità, la stessa che arriva da un calcio d’angolo calciato con maestria (e mestiere) da Miranda.

Olè, l’assist è servito.

E Pobega che fa? Suona la felicità della curva “Bulgarelli”.

Pobegol, e che gol, al volo senza tante pippe.

L’ex milanista è al secondo centro in stagione, il precedente bollato all’Inter. E di Miranda che dire? 4 assist fino ad oggi.

Se la memoria non mi inganna è senz’altro il miglior assist man visto a Bologna dopo Dzemaili, Krejčí, Verdi.

Il pareggio è meritato, ma attenzione a cantar vittoria nonostante un pericoloso Ferguson allo scadere del primo tempo.

Il calcio insegna questo ed altro, infatti le sorprese non sono finite.

Il VAR che non ti aspetti (per come sta operando in questa stagione) è incredibilmente presente e colpisce ancora, a favore dei rossoblù.

Theate s’improvvisa centravanti e prova a fare il Pascutti, o almeno si alza per colpire di testa il pallone su suggerimento del solito Miranda.

Ma il dirimpettaio Lucchesi gli tira la maglia e lo affossa.

L’arbitro non vede e il VAR lo richiama al proprio dovere.

Rigore è quando l’arbitro fischia e gol è quando Bernardeschi lo realizza.

Bologna in vantaggio.

Tutti in piedi a ringraziare i ragazzi.

È un bel Bologna, rigenerato pienamente dalla cura Palladino.

Nove minuti più tardi l’ennesima ‘varata’ della partita e terzo penalty concesso al “Dall’Ara” in una sola partita.

Se non è un record ci manca poco.

Statistici datevi da fare.

Robinson ci prova a ‘salvarsi’ crossando in area, Zortea impatta il pallone con un braccio, il fermo immagine non è chiaro, l’arbitro Zanotti non vede, il VAR lo richiama. Rigore.

Per la terza volta il VAR torna a ruggire.

Sul dischetto va Cutrone, Skorupski para.

Evviva, il polacco c’è e il Bologna vola momentaneamente all’ottavo posto.

La terza vittoria consecutiva si materializza e si fa fatica a trovare qualche rossoblù da mettere dietro la lavagna. Theate ci ha provato ma poi si è riscattato.

Miranda fenomeno, Ferguson, Pobega e Bernardeschi cantano certezze e Cremonini riecheggia tra i 25 mila presenti.

Questa squadra è diventata “Poetica”.

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Il parere dell'esperto

Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci

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Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci, così si può considerare il Bologna vincente con il Milan con un punteggio per giunta rotondo.

Poiché una squadra che va in vantaggio nel tempio del “Meazza”, dove le gambe possono far scherzi gigi, con applicazione operaia di Zortea e Pobega e finalizzazione del belga-congolese Mbangula, è tanta roba.

Poi però la forza derivante dal fondo senza fondo d’investimento – buttati al vento senza punti di riferimenti Cardinali, della serie dove andiam non si sa – erge con un ragazzino nato nel trevigiano da origini guineane.

Stella dell’Under 21 guidata da Baldini, uno che somministra ai propri adepti carota e bastone come pochi fanno.

Cisse, appunto, prima pareggia eppoi nel giro di 14 giri di lancette porta in vantaggio il suo Milan.

Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci

La squadra ospite pare essere un asinello bastonato in quanto i due gol presi sono frutto di asinate in quella zona del campo, la difesa, in cui dovresti concedere il nonnulla. Così invece non è. Il reparto contestato -oggi diretto dal redivivo Casale – fa ancora acqua e qui ci vorrebbe una bella diga da issare per far sì che Palladino e sottoposti possano staccare qualche sorriso in più.

Theate, preso per sistemare le cose, offre invece spaccati di calcio degni di una modesta terza serie. Capita ai migliori, si dice, ma il ragazzo belga (la disputa con Mihajlovic insegna) deve comprendere che il calcio è sacrificio e applicazione, peculiarità a lui mancanti. La blasonata rossoblù necessità di altro, fino a prova contraria. Azzardo a dire, togliete gli specchi dal Centro “Niccolò Galli”, specchiarsi è deleterio.

Le premesse per una disfatta nel tempio del calcio poteva esserci tutta, con gli asinelli a ringhiare senza ritrovarsi. Gli unici palloni giocabili passano dai piedi vellutati del maestro giocoliere Bernardeschi, ma i compagni sono rimasti solitari nel deserto: seguirlo non è cosa loro.

Il calcio però ‘ è bello perché vario’ e quando meno te lo aspetti Palladino mischia le carte e fa i cambi che mai avresti voluto vedere. Anzitutto avvicenza la difesa (in toto) e ancora il sommo maestro Bernardeschi, che esce perplesso (ma non si arrabbia: è troppo intelligente per farlo, batte cinque a tutti e zitto seduto in panca).

E chi subentra spacca la partita in due. Cambiaghi (che non è al meglio della condizione, si fa per dire .. ) porta in campo i sorci verdi: gli avversari non ringraziano. Ma ad instillare fiducia e calcio c’è Miranda: i suoi cross hanno un perché. Mi chiedo ancora perché il CT spagnolo Luis de la Fuente Castillo non gli dia un’occhiata.

Il primo suggerimento impegna negativamente Bartesaghi, il più classico degli autogol, il secondo (scambio con Cambiaghi) fa volare Mbangula verso la primarete in rossoblù. Evviva!
L’oggetto misterioso timbra il cartellino e mai lo avresti pensato.

Il Bologna è in vantaggio, il “Meazza” fischia eccezion fatta per l’angolo riservato ai cuori rossoblù. Tanti bastano per impazzire e godere.

Solo un colpo di testa di Camarda fa tremare lo spicchio rossoblù e chi davanti allo schermo ad imprecare. Ma mister Palladino si ritrova un reuccio in casa, si chiama Mbangula e si trova in una giornata particolarmente mostruosa.

Pobega vede Odgaard (centravanti atipico per ciò che ci ha fatto cedere con Italiano) che c’è quando deve esserci: palla per il belga e il 4 a 2 è un gioco da ragazzi. Mi stropiccio gli occhi, sono frastornato per quanto il calcio possa essere imprevedibile e mai domo di regalare sussulti.
Si dice anche che è la terza vittoria consecutiva lontani dal ” Dall’Ara”, sì è così, da non credere, e solo una vittoria contro il Monza può cambiare la tendenza casalinga, stranamente negativa ormai da tempo immemore.

Leggete ad alta voce il rimbombar del suono, 4 a 2 al Meazza, e nulla cambia quando Skorupski nega a Pulisic di pulire la vergogna rossonera, per Amorin proprio.

Questo è il calcio, tremendamente imprevedibile e bello. Se poi porta da firma di Palladino è ancora più bello. Non c’è che dire.

Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci

FEDERICO BERNARDESCHI INFURIATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

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Il parere dell'esperto

Chi è l’arbitro di Milan Bologna

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Chi è l’arbitro di Milan-Bologna.

“Siate arbitri, ma prima ancora persone per bene.

In campo servono tre cose fondamentali: giustizia, credibilità e autenticità».

Ecco Juan Luca Sacchi.
Quando dirigi squadre dal blasone e dal peso tattico di Milan e Bologna, la tentazione di farsi condizionare dalla pressione ambientale o dal nome dell’allenatore è la prima trappola.

In sfide dove la palla viaggia rapida e il contatto fisico è costante, Sacchi applica la stessa autenticità che predica ai ragazzi.

Serve un atteggiamento fermo ma dialogante, senza sotterfugi o atteggiamenti autoritari.

Ed in sezione arbitrale spesso dice:
​«L’arbitraggio è una straordinaria metafora della vita.

Insegna a prendere decisioni sotto pressione, ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e a rispettare le regole anche quando non è facile».

Questo è l’arbitro di Milan-Bologna : Juan Luca Sacchi.
Quando darà il fischio d’inizio, dietro le sue decisioni ci sarà la sintesi di questo percorso.

La freddezza della mente, l’intuito della “pancia” e, soprattutto, l’insegnamento consegnato a centinaia di ragazzi nelle sezioni di provincia.

Questo perché la credibilità di un arbitro in Serie A nasce esattamente lì dove si impara a essere uomini prima che giudici in divisa.
Infine una curiosità.

​Il Bologna è una delle squadre che Sacchi ha incrociato più frequentemente nel corso della sua carriera in massima serie: 10 volte.
Una designazione ben ponderata per una partita che potrebbe riservare molte sorprese e qualche caso VAR.

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