Il parere dell'esperto
Quanti punti vale una tifoseria di Massimiliano Magagni
Esiste un valore, non corroborato da alcun dato scientifico, che collega l’apporto positivo o negativo che una tifoseria e più in generale un ambiente può dare alla propria squadra.
Senza nulla togliere alle responsabilità dei management e dei tecnici mi pare innegabile come il clima generale possa impattare le performance della squadra.
Negli ultimi anni a Torino abbiamo visto l’effetto negativo che un clima di generale insoddisfazione ha dato ai granata, incapaci di costruire una progettualità coinvolgente e di soddisfazione per tutte le parti coinvolte.
Esempio ancora più impattante quello di Firenze, dove i tifosi (non si capisce sulla base di quale dato storico se non per grazia divina), sono convinti che la squadra debba sempre navigare nelle prime quattro posizioni di classifica; fischiando ogni qualvolta questo obiettivo poco realistico non venga raggiunto. Questo clima tossico ha sempre penalizzato la squadra innescando la fuga di Della Valle prima e di Italiano e Palladino poi.
Ed il nostro BFC? È evidente che il “fattore Dall’Ara” in questi anni abbia rappresentato un asset molto importante nel raggiungimento di risultati eccezionali. Anche quest’anno entrambe le gare casalinghe sono state vinte; ora è importante fare un passo in più, rafforzando la personalità e la determinazione nelle gare esterne a partire dalla prossima trasferta.
Esisteva un popolare parametro nel calcio di una volta, la cosiddetta media inglese: vittoria in casa e pareggio in trasferta.
Ma certe cose non invecchiano mai e mantenere una media di questo livello significherebbe, ancora una volta, raggiungere obiettivi straordinari.
Note sull’autore
Massimiliano Magagni è un musicista ed imprenditore, noto ai più come socio/fondatore di Creative Hub Bologna, Music Academy e la Filarmonica di Modena. Opinionista sportivo per Canale 88 e Calcio d’Inizio. La sua vita è stata stravolta in giovanissima età da due eventi: i solchi di vinile della chitarra di Ritchie Blackmore e le staccate volanti allo “Stadio Comunale” di Beppe Savoldi.
Il parere dell'esperto
Commento al calendario di Serie A
E’ già tempo di calendario, seppur in anticipo rispetto al passato.
Non si è avuto nemmeno il tempo di metabolizzare la stagione appena terminata.
Senza un attimo di respiro, ci si trova proiettati al futuro.
Ad ogni modo commentare un calendario è sempre impresa ardua.
Gli allenatori glissano con la classica frase : “tanto prima o poi dobbiamo incontrarle tutte”.
Più significativo il commento dell’AD rosso-blu Claudio Fenucci.
Il cambio di guida tecnica potrebbe richiedere tempo per ingranare.
Corretta osservazione, dettata anche da un sorteggio iniziale non troppo benevolo.
Quasi a protezione di possibili criticità.
Tre delle prime quattro partite non sono agevolissime, seppur tutte con squadre con nuovi allenatori.
Come il Bologna d’altronde.
Lazio, Atalanta e Napoli, inframmezzate dal Sassuolo.
Il diktat a questo punto è uno solo : portare pazienza.
E non farsi prendere dalla sconforto, qualora la partenza non fosse brillante.
Tempo al tempo, prima o poi le dovremo affrontare tutte.
Nel frattempo, si riparte dal Dall’Ara, contro la Lazio.
Come nel 1996, al rientro in serie A.
Allora andò molto bene.
E’ tempo di riprendere la forza casalinga.
Il parere dell'esperto
Wilkommen Herr Italienisches Deutsch. Jawoll
E’ arrivata la firma sul contratto di Domenico Tedesco.
Sarà lui il successore di Vincenzo Italiano alla guida del Bologna Fc.
E’ la scelta migliore, seppur ardita, in relazione alla progettualità dei rosso-blu.
Conferma che la società ha ben chiari i suoi obiettivi.
Si punta decisi al ritorno in Europa.
La scelta di un profilo internazionale come quello di Tedesco ne è la conferma.
Chiaramente, non avendo mai allenato in Italia, qualche rischio c’è.
La sua giovane storia racconta di un allenatore capace di ottimi risultati, con qualche caduta.
Si evidenziano grandi successi il primo anno, con flessioni il secondo.
Questo è successo sia allo Schalke 04 che al Lipsia.
Può capitare a chi chiede molto alla squadra, come Conte od il compianto Sinisa.
In conclusione, la decisione di affidarsi a Tedesco è apprezzabile.
La fortuna aiuta gli audaci
Esclusive
Domenico Tedesco e gli arbitri: tra passionalità, espulsioni e lezioni di fair play
Il rapporto tra Domenico Tedesco e la classe arbitrale è da sempre un perfetto mix di intensità emotiva, polemiche accese e insospettabili momenti di profondo pragmatismo.
L’ex allenatore di Schalke 04, Spartak Mosca e RB Lipsia vive la partita con una foga agonistica fuori dal comune. Ma qual è la vera storia del suo rapporto con i direttori di gara? Il comportamento del CT italo-tedesco si articola principalmente su tre aspetti.
1. La passionalità a bordocampo e le espulsioni in carriera
Tedesco è un allenatore che vive i 90 minuti con un trasporto viscerale. Questa spiccata emotività lo ha portato spesso a scontrarsi a bordocampo con i quarti ufficiali e i direttori di gara.
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L’esperienza allo Spartak Mosca: In Russia, i suoi comportamenti plateali in panchina e le proteste reiterate lo hanno reso un bersaglio frequente di cartellini gialli e rossi. I media locali lo avevano ribattezzato per il suo approccio decisamente “fumantino”.
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Le squalifiche per proteste: Anche nelle sue tappe successive in Bundesliga, la trance agonistica lo ha visto talvolta superare i limiti del consentito, accumulando diverse giornate di squalifica.
2. Il caso Daniel Siebert: la storica pace in diretta TV
Nonostante la tendenza a protestare durante il match, l’allenatore del Belgio ha dimostrato un’enorme maturità una volta sbollita l’adrenalina.
Rimane memorabile un episodio del gennaio 2023, ai tempi del Lipsia. Dopo un tesissimo big match contro il Bayern Monaco in cui Tedesco era stato ammonito per proteste furiose a causa della mancata espulsione di Dayot Upamecano, il tecnico si è ritrovato nel post-partita ai microfoni della TV tedesca insieme all’arbitro dell’incontro, Daniel Siebert.
Invece di alimentare la polemica, i due hanno dato vita a un confronto pubblico straordinariamente pacato e civile. Un momento di altissima “cultura sportiva”, celebrato in tutta Europa come un esempio di sportività.
L’ARBITRO MARCO GUIDA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
3. Come ha gestito gli arbitri sulla panchina del Belgio
Quando era il commissario tecnico della Nazionale belga, Domenico Tedesco ha cercato di adottare un profilo internazionale più istituzionale, focalizzandosi sulla gestione del gruppo e sulla tattica.
La sua natura, tuttavia, non è svanita. Quando rileva che i Diavoli Rossi subiscano un’ingiustizia macroscopica o che manchi il dialogo da parte della terna arbitrale, Tedesco non esita a farlo notare nelle interviste post-gara. Il tutto, però, con un nuovo briciolo di maturità: senza usare le decisioni arbitrali come un facile alibi per i risultati sul campo.
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