Esclusive
Vincenzo Italiano : c’amma fà ?
E’ calato il sipario sul campionato del Bologna.
Una stagione allineata con il recente passato.
Sono infatti ormai quattro anni che i rosso-blu sono in zona “Europa”.
Già dal primo anno di Motta, quando la qualificazione sfuggì per pochi centimetri.
Quelli che portarono all’annullamento del gol di Sansone contro il Napoli, alla penultima casalinga.
Così come ci siamo andati vicini quest’anno.
In mezzo, due annate concluse con meritate partecipazioni a Champions ed Europa League.
Archiviato il torneo, ora il pensiero vola al futuro di Vincenzo Italiano.
Sarà ancora sotto le due torri?
A breve si svelerà l’arcano; nel frattempo prendono corpo varie ipotesi.
Ad onor del vero, le “supercazzole” recentamente raccontate da Vincenzo parrebbero essere portatrici di addio.
Avendo il tecnico siculo-tedesco un contratto in essere, perchè fare tutti questi discorsi legati ai programmi futuri?
E soprattutto, perchè rimarcare il poco valore concreto dei contratti?
Se poi dovessimo chiedere lumi ad un tifoso dello Spezia, l’idea dell’addio diventerebbe certezza.
Questa però è storia e si spera che il presente possa evolversi in maniera diversa.
La società e gran parte della tifoseria sperano in un Italiano ter; sarebbe la soluzione migliore.
Ma si stanno facendo i conti senza l’oste; quale sarà il conto reale lo potrà dire solo il gran cantiniere da Ribera.
Che potrebbe preferire la falanghina al pignoletto.
Esclusive
Hector Puricelli, testina d’oro
Hector Puricelli, testina d’oro.
Oggi ricorre il centodecimo anni dalla sua nascita.
La rivista “Guerin Sportivo” lo posizionò al diciannovesimo posto in una classifica dei cento rossoblù di sempre.
Il sommo giornalista ‘Civ’ scrisse di lui: “Testina d’Oro perché quasi tutti i suoi tanti gol li infilava incornando spietatamente”.
Ettore Puricelli Debuttò in Serie A e con i felsinei il 18 settembre 1938, tre giorni dopo il suo compleanno.
E si fece un bel regalo, andando a segno.
Con il Bologna conquistò due scudetti e vinse altrettante volte la classifica cannonieri (la prima in coabitazione con il rossonero Aldo Boffi).
In Italia vestì anche le maglie di Lecco, Milan e Legnano.
Appese le scarpe al chiodo. ha allenato poi diversi club.
Nella sua carriera da allenatore manca però il Bologna.
Ad ogni modo. oggi un Hector Puricelli testina d’oro farebbe comodo a questo Bologna.
Sempre che arrivino i cross.
Il parere dell'esperto
Kevin Bonacina arbitra Napoli Bologna
Kevin Bonacina arbitra Napoli Bologna.
Ponetevi sempre degli obiettivi, nel breve e nel lungo termine.
“La carriera di un arbitro non è mai una linea retta, servono impegno e metodo per raggiungere ciascuno il proprio sogno”.
E’ quanto evidenziato in uno dei suoi incontri sezionali Kevin Bonacina, arbitro designato per Napoli Bologna
Una chiamata prestigiosa sul prato del “Diego Armando Maradona”.
Rappresenta un test cruciale per il direttore di gara lombardo.
La direzione di un match come Napoli-Bologna impone una rigorosa applicazione del regolamento.
Il tutto unito ad una spiccata capacità di game management.
La gestione dei flussi di gioco, il controllo delle proteste e la reattività nel supporto alla tecnologia VAR.
Questi rappresentano i parametri chiave sui quali verrà valutata la sua prestazione.
Kevin Bonacina arbitra Napoli Bologna.
L’impegno al “Maradona” si configura non soltanto come una tappa di rilievo nel percorso di maturazione all’interno della CAN.
E’ anche il risultato dell’applicazione pratica del modello di rigore e presenza della sua personalità.
Che lo stesso Bonacina ha promosso nel suo lavoro formativo con l’Associazione Italiana Arbitri.
Ha solo 2 precedenti con il Bologna; entrambi i casi i match sono finiti in parità.
Esclusive
L’ira funesta di Artem Dovbyk
La storia di Dovbyk racchiusa in un’esultanza che ha fatto discutere per le tempistiche, ma fondamentalmente necessaria per l’ucraino.
Cross in area di rigore del Sassuolo, Idzes spazza ma non troppo, Libra raccoglie la sfera e carica un destro potente, Muric ci arriva ma non riesce a trattenere. Dovbyk allora arpiona il pallone sulla respinta e con il sinistro batte il portiere neroverde. Dopodiché, l’episodio “chiave”, se così vogliamo definirlo: l’ex Roma esulta, com’è giusto che sia, tuttavia invece di riportare la palla al centro per tentare il ribaltone completo, si toglie la maglia, boxa sulla bandiera ed esplode in un urlo flettendo i muscoli.
Cosa racchiude l’esultanza di Dovbyk?
Leggendo sui social, molti non hanno digerito questa perdita di tempo dell’ucraino, il quale ha così anteposto l’ego rispetto al gruppo. Un dogma che è stato sviscerato da Fenucci in conferenza stampa narrando della vicenda Rowe. Sulla carta, è giusto pensarla così: la squadra viene prima del singolo. In un calcio dove le bandiere oramai sono estinte, il tifoso non può che affezionarsi al club di appartenenza.
Ma questa volta penso sia giusto un po’ di sano egoismo.
E non parlo dell’attaccante che, invece di appoggiarla facilmente verso il compagno, prova a battere il portiere con un tiro che viene neutralizzato. Questa volta vorrei invece sottolineare i trascorsi di un calciatore che è finito in un vortice di negatività e che ci auguriamo tutti possa aver spazzato quel turbine con l’urlo a squarciagola al Dall’Ara.
Dovbyk, classe 1997, approda nel calcio di prestigio nel 2023 al Girona, club da centro-destra della classifica, e trascina gli spagnoli in Champions League a suon di gol in un’impresa paragonabile a quella del Bologna di Thiago Motta (stessa annata, tra l’altro). Forte dei suoi 24 stagionali, il giocatore accetta l’offerta della Roma e si trasferisce nella Capitale, ma il rapporto non è propriamente idilliaco. Arrivato per 35 milioni e nonostante i 17 gol siglati nella stagione 2024/25, Artem non ha conquistato le simpatie del tifo giallorosso: troppo macchinoso, poco mobile e non aiuta la squadra nella fase di non possesso. Con l’avvento dell’annata 2025/26, la situazione peggiora. Giunge Gasperini e l’ex Girona vede diminuire il suo minutaggio drasticamente, diventando così una zavorra per l’allenatore; si aggiungerà poi un infortunio alla coscia che lo terrà fuori più di metà campionato, relegandolo definitivamente ai margini del club.
Ecco quindi che si arriva all’episodio di domenica scorsa: un attaccante che, da quando è arrivato in Italia, non è mai stato troppo sereno, le sue esultanze non erano mai state vistose e che ha dovuto lottare con i demoni interiori. Indietro di condizione, tanto che Tedesco ha preferito Piccoli titolare nelle prime 3 partite, Dovbyk non ha sfoggiato delle prestazioni indimenticabili, per usare un eufemismo. E chissene frega se al 91esimo minuto non è tornato a centrocampo per ripartire veloce. Certe volte un gol può valere più di una semplice partita e questo è il caso.
Ci auguriamo davvero che Artem possa rinascere sotto le luci del Dall’Ara perché il Bologna ne ha veramente bisogno.
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