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Mikel Amondarain, il ragazzo di Bavio che vuole conquistare Bologna

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Amondarain

Il Bologna non ha acquistato soltanto un giovane centrocampista argentino. Ha scelto una storia fatta di provincia, sacrifici, famiglia e crescita silenziosa. Mikel Amondarain arriva in Italia senza il clamore che accompagna alcuni talenti sudamericani, ma con caratteristiche che sembrano adattarsi perfettamente alla filosofia rossoblù: intensità, duttilità, personalità e disponibilità al lavoro.

Nato il 6 gennaio 2005 a General Mansilla e cresciuto nella zona di Bavio, Amondarain rappresenta una tipologia di calciatore sempre più ricercata nel calcio europeo. Non è un regista classico, non è soltanto un mediano difensivo e non può essere considerato una semplice mezzala. È un centrocampista moderno, capace di occupare più zone del campo e di interpretare la partita in base alle esigenze della squadra.

Il Bologna lo ha acquistato a titolo definitivo dall’Estudiantes de La Plata, presentandolo come un giocatore in grado di abbinare dinamismo, intensità e qualità nella gestione del pallone. È il diciassettesimo argentino nella storia del club rossoblù.

Una storia cominciata lontano dai grandi stadi

Prima degli impianti pieni, delle competizioni internazionali e del trasferimento in Serie A, nella vita di Amondarain c’erano la campagna argentina, gli animali e un pallone calciato praticamente ovunque.

La sua famiglia è profondamente legata al lavoro rurale. Mikel è cresciuto in un ambiente semplice, lontano dalle pressioni tipiche delle grandi città calcistiche argentine. Da bambino ha iniziato a giocare nel Racing de Bavio, la squadra del suo paese. In quel periodo veniva utilizzato soprattutto come attaccante e segnava molti gol. Soltanto durante il percorso giovanile sarebbe stato arretrato progressivamente, fino a trovare la propria dimensione ideale a centrocampo.

La sua infanzia è stata segnata anche dalla scomparsa del padre Domingo, morto in un incidente stradale nel marzo del 2011, quando Mikel aveva appena sei anni. La madre Rocío Marinangeli e il nonno José, conosciuto come “Cheche”, hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita, accompagnandolo negli allenamenti e sostenendolo durante il lungo percorso verso il professionismo.

Amondarain non ha mai nascosto il legame con la propria famiglia. Dopo il primo gol realizzato con la prima squadra dell’Estudiantes, segnato nel marzo 2026 contro il Central Córdoba, rivolse immediatamente il pensiero al padre e alle persone che lo avevano accompagnato fino a quel momento. Non fu soltanto una rete: rappresentò la conclusione simbolica di un viaggio iniziato molti anni prima sui campi della provincia argentina.

L’Estudiantes come scuola di calcio e di vita per Amondarain

Dopo le prime esperienze al Racing de Bavio, Amondarain entrò giovanissimo nel settore giovanile dell’Estudiantes. Nel club di La Plata completò la propria trasformazione da attaccante a centrocampista, imparando a leggere il gioco, occupare gli spazi e partecipare alla costruzione della manovra.

L’Estudiantes lo ha formato seguendo una tradizione precisa: disciplina tattica, spirito di appartenenza e disponibilità al sacrificio. Mikel è diventato capitano nelle categorie giovanili e uno dei punti di riferimento della squadra riserve. Nel 2025 firmò il primo contratto professionistico e venne aggregato stabilmente alla prima squadra.

Il debutto arrivò il 26 luglio 2025, nella vittoria esterna per 1-0 contro il Racing Club. Gli bastarono poche partite per guadagnare spazio e attenzione. Nell’agosto dello stesso anno arrivò anche la prima convocazione con la Nazionale argentina Under 20, un riconoscimento importante per un ragazzo che aveva disputato soltanto una manciata di incontri nella massima divisione.

Con l’Estudiantes ha vissuto anche l’esperienza della Copa Libertadores e ha contribuito alla conquista del Torneo Clausura 2025. Il suo addio al club è stato particolarmente sentito. Nel messaggio pubblicato prima della partenza per Bologna, Amondarain ha ringraziato compagni, allenatori, dirigenti, staff e familiari, definendo l’Estudiantes la società che lo aveva formato non soltanto come calciatore, ma anche come persona.

Come gioca Mikel Amondarain

La definizione più immediata è quella di centrocampista box-to-box. Amondarain possiede però una duttilità superiore a quella suggerita da questa semplice etichetta.

Può giocare come mediano in un centrocampo a due, come interno in una linea a tre oppure come centrocampista più libero di avanzare e accompagnare l’azione. Nell’Estudiantes è stato utilizzato inizialmente vicino al regista, con compiti soprattutto di equilibrio e recupero del pallone. Nel corso del 2026 ha ricevuto maggiore libertà offensiva, iniziando a inserirsi con più continuità e a occupare l’area avversaria.

Il suo primo punto di forza è l’intensità. Amondarain cerca il contrasto, accorcia sugli avversari e partecipa con convinzione alla pressione. Non rimane passivo davanti alla giocata, ma prova ad anticiparla. Questa caratteristica gli consente di recuperare palloni e di mantenere compatta la squadra.

Il secondo elemento interessante riguarda la gestione del possesso. Non è un centrocampista innamorato della giocata complicata. Preferisce controllare, alzare la testa e muovere rapidamente il pallone. Possiede un buon primo passaggio e sa cambiare il lato dell’azione quando trova spazio. L’Estudiantes lo descriveva già nel 2025 come un box-to-box aggressivo nel recupero, tecnico nel controllo e particolarmente efficace nella prima trasmissione.

Fisicamente supera il metro e ottanta e dispone di una struttura che gli permette di reggere i duelli. Non basa il proprio gioco su accelerazioni devastanti. Cerca piuttosto di compensare attraverso il posizionamento, la lettura anticipata dell’azione e la continuità negli spostamenti.

Il lavoro senza palla rimane una parte centrale del suo calcio. Amondarain segue lo sviluppo della manovra, copre le avanzate dei compagni e prova a occupare gli spazi lasciati liberi. Quando parte in avanti, tende a farlo con tempi interessanti. Non è ancora un centrocampista da tanti gol, ma il rendimento del 2026 ha mostrato una crescita evidente anche negli ultimi metri.

Prima del trasferimento in Italia aveva raccolto, considerando tutte le competizioni della stagione argentina 2026, 24 presenze, 4 gol e 3 assist. In campionato aveva realizzato due reti e fornito un assist, aggiungendo un gol in Copa Argentina e uno in Copa Libertadores.

Dove deve ancora migliorare

Amondarain arriva a Bologna come talento da sviluppare, non come giocatore già completo. La differenza tra il calcio argentino e la Serie A rappresenterà il primo vero esame.

In Italia avrà meno tempo per controllare il pallone e scegliere la giocata. Dovrà aumentare la velocità delle decisioni, imparare a riconoscere i momenti nei quali accompagnare l’azione e quelli nei quali proteggere la posizione. Anche la gestione del pressing richiederà attenzione: correre molto non significa sempre correre bene.

Un altro margine di crescita riguarda la personalità nella costruzione. Amondarain possiede qualità tecniche, ma dovrà avere il coraggio di chiedere il pallone anche nelle fasi più difficili. Per diventare un centrocampista di livello europeo non basterà recuperare e distribuire in maniera ordinata. Dovrà imparare a influenzare la partita.

La giovane età gioca dalla sua parte. A ventuno anni ha già conosciuto la pressione di un club importante come l’Estudiantes, ha giocato la Libertadores e ha partecipato a una stagione vincente. La base mentale appare quindi solida.

BOLOGNA

Perché può essere utile al Bologna

Il Bologna ha scelto Amondarain perché vede in lui un giocatore compatibile con un calcio dinamico e aggressivo. La sua duttilità permette di immaginarlo in diverse posizioni, senza obbligare l’allenatore a modificare completamente il sistema.

Può diventare il centrocampista incaricato di dare equilibrio, ma possiede anche le caratteristiche per trasformarsi in un incursore. Può giocare vicino a un regista più tecnico oppure affiancare un elemento fisico. Soprattutto, può garantire energia nelle due fasi.

Non bisogna aspettarsi immediatamente un dominatore della Serie A. Amondarain avrà bisogno di conoscere il campionato, comprendere le richieste tattiche e adattarsi a un contesto completamente nuovo. Il Bologna, però, negli ultimi anni ha dimostrato di saper lavorare sui giovani e di non avere paura di concedere loro spazio quando mostrano qualità e applicazione.

L’investimento sul centrocampista argentino segue proprio questa idea: anticipare la concorrenza, prendere un calciatore prima della definitiva consacrazione e accompagnarlo nel salto verso un livello superiore.

Un acquisto che racconta una strategia

Mikel Amondarain non arriva in Italia come una stella costruita dal mercato. Arriva come un ragazzo che si è guadagnato ogni passaggio della propria carriera.

Ha iniziato giocando da attaccante nel suo paese, è diventato centrocampista nell’Estudiantes, ha attraversato momenti familiari dolorosi e ha trasformato il sostegno della madre e del nonno nella propria forza. Il trasferimento al Bologna rappresenta il punto più alto raggiunto fino a questo momento, ma non il traguardo definitivo.

Il suo calcio non vive di una singola qualità spettacolare. Vive della somma di tante caratteristiche: corsa, ordine, recupero, tecnica, inserimento e intelligenza tattica. È proprio questa completezza potenziale ad aver convinto il Bologna.

Amondarain dovrà dimostrare di poter trasferire tutto questo nella velocità e nella complessità della Serie A. Il talento non manca. La storia personale racconta determinazione, pazienza e capacità di adattamento.

Adesso comincia la parte più difficile. E probabilmente anche quella più affascinante: trasformare il ragazzo di Bavio in un centrocampista capace di lasciare il segno a Bologna.

Il parere dell'esperto

Marco Guida arbitra Bologna Torino

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Marco Guida arbitra Bologna Torino

Marco Guida ama ripetere una frase significativa.

La differenza tra un buon fischietto e un grande arbitro risiede tutta nella capacità di leggere la gara prima ancora che gli episodi accadano.

Una filosofia di vita e di campo che il fischietto della sezione di Torre Annunziata si prepara a mettere nuovamente in pratica nella delicata sfida tra Bologna e Torino.
​Con oltre dieci anni di esperienza nella massima serie e il prestigioso stemma FIFA sul petto, Guida rappresenta oggi una delle garanzie più solide del designatore Gianluca Rocchi.

La sua gestione della gara si distingue per uno stile europeo: dialogo costante con i capitani e ricorso misurato ai cartellini.

Oltre ad un’inclinazione naturale a lasciar correre il gioco quando il ritmo lo consente, senza però tollerare proteste o condotte violentemente anti-sportive.
La designazione di Marco Guida per questa sfida evidenzia la volontà della CAN di affidare una partita d’alta classifica a un profilo esperto.

Un arbitro capace di mantenere il controllo con l’autorevolezza di chi sa che la decisione migliore è spesso quella presa con lucidità nei primi novanta secondi.

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Il parere dell'esperto

Il pensiero del romantico Tarozzi

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Bologna Casteldebole Tedesco

Il pensiero del romantico Tarozzi.

Esonerare l’allenatore che non ha avuto ancora la possibilità di lavorare a lungo ed esprimere il proprio gioco è un errore.

Sicuramente ci sono cose che non sono di pubblica conoscenza.
Per quello mostrato finora il Bologna non era una squadra allo sbando che non segue le direttive tecniche.

Per quanto riguarda Palladino. così a pelle non piace.
Ma il lavoro di un allenatore non si giudica prima; prima bisogna vederli lavorare in campo.

Per questo non va esaminato il lavoro di Tedesco.
Perché non ha avuto tempo sufficiente per mostrare le sue qualità.

Palladino in serie A ha fatto bene, anche se il suo modo di giocare non è esaltante.
Il pensiero del romantico Tarozzi.

Essendo tale può sempre cambiare opinione.
Innamorarsi di un gioco diverso da quello che preferisce può sempre capitare.

A questo punto, essendo appunto un sentimentale, avrebbe preso a scatola chiusa Thiago Motta.

 

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Hector Puricelli, testina d’oro

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Hector Puricelli, testina d’oro.

Oggi ricorre il centodecimo anni dalla sua nascita.

La rivista “Guerin Sportivo” lo posizionò al diciannovesimo posto in una classifica dei cento rossoblù di sempre.

Il sommo giornalista  ‘Civ’ scrisse di lui: “Testina d’Oro perché quasi tutti i suoi tanti gol li infilava incornando spietatamente”.

Ettore Puricelli Debuttò in Serie A e con i felsinei il 18 settembre 1938, tre giorni dopo il suo compleanno.

E si fece un bel regalo, andando a segno.

Con il Bologna conquistò due scudetti e vinse altrettante volte la classifica cannonieri (la prima in coabitazione con il rossonero Aldo Boffi).

In Italia vestì anche le maglie di Lecco, Milan e Legnano.

Appese le scarpe al chiodo. ha allenato poi diversi club.

Nella sua carriera da allenatore manca però il Bologna.

Ad ogni modo. oggi un Hector Puricelli testina d’oro farebbe comodo a questo Bologna.

Sempre che arrivino i cross.

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