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Gli argentini nella storia del Bologna: dai fratelli Badini a Mikel Amondarain

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Il rapporto tra il Bologna e il calcio argentino attraversa oltre un secolo di storia. Alcuni giocatori hanno lasciato un ricordo profondo, altri sono rimasti sotto le Due Torri soltanto per pochi mesi.

C’è chi è diventato un simbolo del club, chi ha utilizzato Bologna come trampolino verso una grande carriera e chi non è riuscito a esprimere completamente il proprio talento. Con l’arrivo di Mikel Amondarain, annunciato il 29 luglio 2026, sono diventati 17 i calciatori argentini ad aver indossato la maglia rossoblù.

Angelo Badini, il primo argentino del Bologna

La storia comincia con Angelo Badini, nato a Rosario da una famiglia di origine bolognese. Centrocampista e successivamente centromediano, fu uno dei primi grandi trascinatori del Bologna. Carismatico, generoso e tecnicamente molto preparato, divenne capitano e contribuì alla crescita del club negli anni precedenti e successivi alla Prima guerra mondiale. Morì prematuramente nel 1921, ma il vecchio campo dello Sterlino venne intitolato alla sua memoria.

Emilio Badini

Fratello minore di Angelo, Emilio Badini possedeva caratteristiche maggiormente offensive. Era dotato di un tiro potentissimo e venne considerato uno dei primi veri realizzatori della storia rossoblù. Con il Bologna disputò 38 partite e segnò 24 gol. Nel 1920 diventò anche il primo giocatore del club a vestire la maglia della Nazionale italiana, segnando contro la Norvegia alle Olimpiadi di Anversa. Un grave infortunio al ginocchio interruppe molto presto la sua carriera.

Augusto Badini

Il terzo rappresentante della famiglia fu Augusto Badini, conosciuto anche come “Nene” e indicato negli archivi come Badini IV. Attaccante nato a Rosario nel 1904, ebbe un ruolo meno importante rispetto ad Angelo ed Emilio, ma completò quella che può essere considerata la prima dinastia argentina del Bologna. La sua esperienza si sviluppò nei primi anni Venti, quando il club stava costruendo le basi per diventare una delle grandi potenze del calcio italiano.

Hugo Giorgi

Bisogna attendere il secondo dopoguerra per incontrare un altro argentino. Hugo Giorgi arrivò al Bologna dopo essersi messo in evidenza con River Plate e Audax Italiano. Nel 1945 era stato capocannoniere del campionato cileno. Attaccante tecnico e abile negli ultimi metri, giocò due stagioni in rossoblù tra il 1947 e il 1949, totalizzando 22 presenze e 5 reti in Serie A.

René Seghini

René Seghini venne acquistato nel 1956 dopo le esperienze con Boca Juniors, Platense e Independiente Medellín. Attaccante rapido e brevilineo, arrivò in Italia accompagnato da aspettative importanti. La sua avventura, però, si concluse quasi immediatamente: disputò solamente tre partite di campionato e tornò in Sudamerica dopo pochi mesi. È ricordato come uno dei trasferimenti più particolari nella storia rossoblù.

Humberto Maschio

Ben diverso fu il valore assoluto di Humberto Maschio, uno dei protagonisti del grande calcio argentino degli anni Cinquanta. Insieme a Omar Sívori e Antonio Angelillo formò il celebre reparto offensivo soprannominato “gli angeli dalla faccia sporca”. Arrivò al Bologna nel 1957 e rimase fino al 1959, realizzando 13 gol in 43 presenze di campionato. Interno offensivo elegante e intelligente, proseguì poi la carriera con Atalanta, Inter e Fiorentina.

Julio Ricardo Cruz

Nel 2000 cominciò l’epoca moderna degli argentini rossoblù con Julio Ricardo Cruz. Soprannominato “El Jardinero”, era un centravanti alto e potente, ma possedeva anche una tecnica raffinata. Dopo un periodo iniziale di adattamento divenne il riferimento dell’attacco bolognese. In tre stagioni collezionò 99 presenze e 30 reti, conquistandosi successivamente il trasferimento all’Inter. È ancora oggi uno degli argentini più amati passati dal Dall’Ara.

Andrés Guglielminpietro

Andrés Guglielminpietro, conosciuto semplicemente come “Guly”, arrivò a Bologna dopo aver giocato con Milan e Inter. Centrocampista capace di muoversi sia centralmente sia sulle fasce, disputò una sola stagione in rossoblù. Chiuse la sua esperienza con 18 presenze e 2 gol, senza riuscire a trovare quella continuità che aveva caratterizzato le prime stagioni italiane.

Pablo Daniel Osvaldo

Pablo Daniel Osvaldo vestì la maglia del Bologna tra il 2009 e il 2010. Attaccante fisico, tecnico e dotato di grande personalità, alternò giocate spettacolari a periodi meno convincenti. Segnò alcuni gol importanti, ma non riuscì a imporsi definitivamente come titolare. Lasciò Bologna per trasferirsi all’Espanyol, prima di vivere altre esperienze prestigiose con Roma, Juventus, Inter e Boca Juniors.

Jonathan Cristaldo

Jonathan Cristaldo arrivò nel settembre 2013 in prestito dal Metalist. Soprannominato “El Churry”, era un attaccante mobile, aggressivo e abituato ad attaccare la profondità. Mostrò buone qualità, senza però incidere con continuità in una stagione molto complicata, terminata con la retrocessione del Bologna. Al termine del campionato non venne riscattato.

Franco Zuculini

Nel 2014 il Bologna puntò su Franco Zuculini per affrontare il campionato di Serie B. Centrocampista combattivo, dinamico e generoso, esordì in rossoblù nella trasferta di Perugia. La sua esperienza venne condizionata da problemi fisici e non riuscì a trasformarsi in un protagonista duraturo del nuovo ciclo bolognese.

Rodrigo Palacio

Rodrigo Palacio arrivò nel 2017 e diventò immediatamente un leader tecnico e comportamentale. Pur essendo nella parte finale della carriera, mise al servizio del Bologna intelligenza, movimento e disponibilità al sacrificio. In quattro stagioni disputò 132 partite e segnò 20 gol. La sua professionalità e la capacità di aiutare i compagni più giovani lo hanno reso uno degli stranieri più apprezzati degli ultimi anni.

Nehuén Paz

Nehuén Paz fu il tredicesimo argentino della storia rossoblù. Difensore centrale mancino, molto strutturato fisicamente e portato alla marcatura, arrivò nel gennaio 2018. Venne utilizzato soprattutto come alternativa, senza conquistare stabilmente un posto da titolare. Il momento più significativo fu il gol segnato contro l’Atalanta nel dicembre 2020.

Nicolás Domínguez

Acquistato dal Vélez Sarsfield nel 2019 e arrivato definitivamente a Bologna nel gennaio 2020, Nicolás Domínguez diventò uno dei centrocampisti più importanti della squadra. Tecnico, dinamico e abile nel recupero del pallone, superò le 100 presenze ufficiali in rossoblù. La sua crescita italiana gli permise di consolidarsi anche nella Nazionale argentina, prima del trasferimento al Nottingham Forest nel 2023.

Santiago Castro

Santiago Castro arrivò dal Vélez nel gennaio 2024 come quindicesimo argentino della storia del Bologna. Punta completa, generosa e capace di muoversi su tutto il fronte offensivo, si fece apprezzare per potenza, pressing e senso del gol. Il suo contributo accompagnò una delle fasi più importanti della storia recente rossoblù, prima della cessione alla Roma nell’estate 2026.

Benjamín Domínguez

Nell’agosto 2024 il Bologna acquistò Benjamín Domínguez dal Gimnasia La Plata. Ala sinistra brevilinea e fantasiosa, ama partire largo, puntare il difensore e rientrare sul piede destro. La rapidità e il dribbling rappresentano le sue qualità principali. Il suo percorso italiano è stato caratterizzato da una crescita graduale e dalla vittoria della Coppa Italia nella stagione 2024-2025.

Mikel Amondarain, l’ultimo acquisto del Bologna

L’ultimo arrivato è Mikel Amondarain, acquistato a titolo definitivo dall’Estudiantes il 29 luglio 2026. Classe 2005, è un centrocampista moderno capace di ricoprire diverse posizioni. Abbina intensità, dinamismo, ordine tattico e qualità nella gestione del pallone. Considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio argentino, è il diciassettesimo rappresentante dell’Albiceleste nella storia del Bologna.

Da Angelo Badini ad Amondarain sono trascorsi più di cento anni. Le loro storie raccontano epoche completamente differenti, ma confermano il legame particolare tra Bologna e l’Argentina: una relazione costruita attraverso talento, carattere, grandi intuizioni di mercato e qualche inevitabile scommessa non riuscita.

Il parere dell'esperto

Marco Guida arbitra Bologna Torino

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Marco Guida arbitra Bologna Torino

Marco Guida ama ripetere una frase significativa.

La differenza tra un buon fischietto e un grande arbitro risiede tutta nella capacità di leggere la gara prima ancora che gli episodi accadano.

Una filosofia di vita e di campo che il fischietto della sezione di Torre Annunziata si prepara a mettere nuovamente in pratica nella delicata sfida tra Bologna e Torino.
​Con oltre dieci anni di esperienza nella massima serie e il prestigioso stemma FIFA sul petto, Guida rappresenta oggi una delle garanzie più solide del designatore Gianluca Rocchi.

La sua gestione della gara si distingue per uno stile europeo: dialogo costante con i capitani e ricorso misurato ai cartellini.

Oltre ad un’inclinazione naturale a lasciar correre il gioco quando il ritmo lo consente, senza però tollerare proteste o condotte violentemente anti-sportive.
La designazione di Marco Guida per questa sfida evidenzia la volontà della CAN di affidare una partita d’alta classifica a un profilo esperto.

Un arbitro capace di mantenere il controllo con l’autorevolezza di chi sa che la decisione migliore è spesso quella presa con lucidità nei primi novanta secondi.

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Il parere dell'esperto

Il pensiero del romantico Tarozzi

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Bologna Casteldebole Tedesco

Il pensiero del romantico Tarozzi.

Esonerare l’allenatore che non ha avuto ancora la possibilità di lavorare a lungo ed esprimere il proprio gioco è un errore.

Sicuramente ci sono cose che non sono di pubblica conoscenza.
Per quello mostrato finora il Bologna non era una squadra allo sbando che non segue le direttive tecniche.

Per quanto riguarda Palladino. così a pelle non piace.
Ma il lavoro di un allenatore non si giudica prima; prima bisogna vederli lavorare in campo.

Per questo non va esaminato il lavoro di Tedesco.
Perché non ha avuto tempo sufficiente per mostrare le sue qualità.

Palladino in serie A ha fatto bene, anche se il suo modo di giocare non è esaltante.
Il pensiero del romantico Tarozzi.

Essendo tale può sempre cambiare opinione.
Innamorarsi di un gioco diverso da quello che preferisce può sempre capitare.

A questo punto, essendo appunto un sentimentale, avrebbe preso a scatola chiusa Thiago Motta.

 

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Hector Puricelli, testina d’oro

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Hector Puricelli, testina d’oro.

Oggi ricorre il centodecimo anni dalla sua nascita.

La rivista “Guerin Sportivo” lo posizionò al diciannovesimo posto in una classifica dei cento rossoblù di sempre.

Il sommo giornalista  ‘Civ’ scrisse di lui: “Testina d’Oro perché quasi tutti i suoi tanti gol li infilava incornando spietatamente”.

Ettore Puricelli Debuttò in Serie A e con i felsinei il 18 settembre 1938, tre giorni dopo il suo compleanno.

E si fece un bel regalo, andando a segno.

Con il Bologna conquistò due scudetti e vinse altrettante volte la classifica cannonieri (la prima in coabitazione con il rossonero Aldo Boffi).

In Italia vestì anche le maglie di Lecco, Milan e Legnano.

Appese le scarpe al chiodo. ha allenato poi diversi club.

Nella sua carriera da allenatore manca però il Bologna.

Ad ogni modo. oggi un Hector Puricelli testina d’oro farebbe comodo a questo Bologna.

Sempre che arrivino i cross.

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