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Bologna, il 4-1 col Pisa fa riflettere: è solo agosto, ma alcuni segnali non vanno ignorati

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Dovbyk

Un’amichevole estiva non può diventare una sentenza. Sarebbe ingeneroso farlo il 9 agosto, con le gambe ancora appesantite dalla preparazione, una squadra in costruzione e Domenico Tedesco impegnato a trasferire progressivamente le proprie idee al nuovo Bologna.

Allo stesso tempo, però, perdere 4-1 contro il Pisa non può essere archiviato semplicemente sotto la voce “calcio d’agosto”.

Il test di ieri a Casteldebole, disputato sulla distanza particolare di 150 minuti, ha mostrato un Bologna ancora lontano dalla versione che dovrà presentarsi all’inizio della Serie A. Il risultato conta relativamente. Il modo in cui è maturato, invece, merita qualche riflessione in più.

Bologna – Pisa 1-4: una sconfitta che lascia qualche dubbio

Il Pisa ha indirizzato la partita con una facilità probabilmente eccessiva. Canestrelli ha aperto le marcature al 22’, Marras ha raddoppiato al 42’ e Vural ha trovato lo 0-3 al 47’.

In meno di mezz’ora il Bologna si è quindi ritrovato sotto di tre reti.

Dallinga ha provato a ridurre le distanze trasformando un calcio di rigore al 67’, ma il Pisa ha successivamente trovato anche il quarto gol, ancora con Marras.

Al di là del tabellino, ciò che può preoccupare maggiormente Tedesco è stata la difficoltà della squadra nel mantenere equilibrio e compattezza. Il Bologna ha concesso situazioni troppo semplici e in alcuni momenti è sembrato faticare nel reagire alle difficoltà.

Per una squadra che vuole continuare a frequentare le zone nobili della Serie A, sono aspetti sui quali intervenire rapidamente.

Tedesco sta costruendo un Bologna diverso

Esiste naturalmente un’enorme attenuante: questo Bologna sta cambiando.

Tedesco sta lavorando per dare alla squadra una propria identità e il passaggio da un sistema consolidato a nuovi principi richiede inevitabilmente tempo. Pressing, distanze tra i reparti, gestione delle transizioni e occupazione degli spazi sono meccanismi che difficilmente possono diventare automatici nel giro di poche settimane.

Contro il Pisa, inoltre, il tecnico ha utilizzato praticamente tutta la rosa.

Il Bologna ha iniziato con Skorupski, Zortea, Helland, Ilic e Miranda, con Moro e Ferguson a centrocampo e Bernardeschi, Dominguez, Cambiaghi e Dallinga nella zona offensiva. Nel corso del lunghissimo test sono poi entrati numerosi altri giocatori, tra cui Vitik, El Azzouzi, De Silvestri, Alhassane, Odgaard, Pobega, Rowe, Orsolini e Dovbyk.

Era quindi difficile aspettarsi continuità per tutti i 150 minuti.

Il risultato conta poco, l’atteggiamento un po’ di più

È probabilmente questo il punto centrale dell’analisi.

Il 4-1 conta poco. Alcune modalità con cui è arrivato contano decisamente di più.

Ad agosto può mancare brillantezza. Può mancare velocità. Possono esserci errori tecnici causati dai carichi di lavoro. Quello che una squadra ambiziosa deve cercare di mantenere sempre è però una struttura riconoscibile.

Il Bologna visto contro il Pisa, soprattutto nella fase in cui gli avversari hanno costruito il proprio vantaggio, è apparso troppo vulnerabile.

Non significa che esista un problema strutturale. Significa semplicemente che Tedesco ha ancora parecchio materiale sul quale lavorare.

E probabilmente è meglio che determinate difficoltà emergano adesso piuttosto che il 24 agosto.

Il mercato può ancora aiutare il Bologna

La partita contro il Pisa offre inevitabilmente anche qualche spunto in chiave mercato.

La rosa rossoblù presenta qualità e alternative, ma alcune situazioni restano aperte e la dirigenza dovrà capire se intervenire ulteriormente prima della chiusura della sessione estiva.

Particolare attenzione merita il reparto difensivo. Non tanto per attribuire ai singoli le responsabilità della sconfitta, quanto perché il Bologna dovrà trovare rapidamente una propria solidità.

Se Tedesco vuole proporre una squadra aggressiva e capace di giocare alta, serviranno sincronismi quasi perfetti. Quando pressione e coperture non funzionano contemporaneamente, il rischio è quello di lasciare troppo campo agli avversari.

Il Pisa lo ha mostrato chiaramente.

Dovbyk e i nuovi hanno bisogno di tempo

Tra gli aspetti più interessanti del lunghissimo test c’era anche la possibilità di vedere all’opera alcuni dei nuovi arrivati.

Su tutti Artem Dovbyk, chiamato progressivamente a diventare un riferimento importante dell’attacco rossoblù.

Anche in questo caso bisognerà avere pazienza. Un centravanti ha bisogno di conoscere i movimenti dei compagni, capire dove ricevere il pallone e soprattutto sviluppare automatismi con trequartisti ed esterni.

Lo stesso discorso riguarda gli altri nuovi elementi inseriti nella rosa.

Il Bologna del campionato, inevitabilmente, dovrà essere molto diverso da quello visto contro il Pisa.

Contro il Brighton servirà una risposta

Il prossimo appuntamento assume allora un interesse particolare.

Il 15 agosto il Bologna affronterà il Brighton in un test internazionale decisamente probante. Non servirà necessariamente vincere per cancellare quanto visto contro il Pisa.

Servirà soprattutto vedere dei progressi.

Più compattezza, maggiore attenzione nelle transizioni, distanze migliori tra i reparti e una squadra capace di reagire immediatamente quando perde il pallone.

Tedesco ha ancora tempo prima dell’inizio della Serie A, ma le settimane cominciano a diventare importanti.

Niente allarmismi, ma il Bologna deve accelerare

Il rischio dopo un 4-1 estivo è sempre quello di cadere in uno dei due estremi: considerare la sconfitta una catastrofe oppure liquidarla completamente perché “tanto è un’amichevole”.

Probabilmente la verità sta nel mezzo.

Non c’è motivo di essere allarmati, ma c’è motivo di pretendere qualcosa in più.

Questo Bologna ha qualità, alternative e giocatori importanti. Ha però anche un nuovo allenatore, diversi elementi da inserire e meccanismi ancora da costruire.

Il 4-1 contro il Pisa può allora diventare persino utile, a patto di leggerlo nel modo corretto. Non come una bocciatura, ma come un avvertimento arrivato nel momento migliore possibile.

Perché agosto concede ancora la possibilità di sbagliare.

Tra poche settimane, invece, gli errori cominceranno a costare punti.

 

Il parere dell'esperto

Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci

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Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci, così si può considerare il Bologna vincente con il Milan con un punteggio per giunta rotondo.

Poiché una squadra che va in vantaggio nel tempio del “Meazza”, dove le gambe possono far scherzi gigi, con applicazione operaia di Zortea e Pobega e finalizzazione del belga-congolese Mbangula, è tanta roba.

Poi però la forza derivante dal fondo senza fondo d’investimento – buttati al vento senza punti di riferimenti Cardinali, della serie dove andiam non si sa – erge con un ragazzino nato nel trevigiano da origini guineane.

Stella dell’Under 21 guidata da Baldini, uno che somministra ai propri adepti carota e bastone come pochi fanno.

Cisse, appunto, prima pareggia eppoi nel giro di 14 giri di lancette porta in vantaggio il suo Milan.

Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci

La squadra ospite pare essere un asinello bastonato in quanto i due gol presi sono frutto di asinate in quella zona del campo, la difesa, in cui dovresti concedere il nonnulla. Così invece non è. Il reparto contestato -oggi diretto dal redivivo Casale – fa ancora acqua e qui ci vorrebbe una bella diga da issare per far sì che Palladino e sottoposti possano staccare qualche sorriso in più.

Theate, preso per sistemare le cose, offre invece spaccati di calcio degni di una modesta terza serie. Capita ai migliori, si dice, ma il ragazzo belga (la disputa con Mihajlovic insegna) deve comprendere che il calcio è sacrificio e applicazione, peculiarità a lui mancanti. La blasonata rossoblù necessità di altro, fino a prova contraria. Azzardo a dire, togliete gli specchi dal Centro “Niccolò Galli”, specchiarsi è deleterio.

Le premesse per una disfatta nel tempio del calcio poteva esserci tutta, con gli asinelli a ringhiare senza ritrovarsi. Gli unici palloni giocabili passano dai piedi vellutati del maestro giocoliere Bernardeschi, ma i compagni sono rimasti solitari nel deserto: seguirlo non è cosa loro.

Il calcio però ‘ è bello perché vario’ e quando meno te lo aspetti Palladino mischia le carte e fa i cambi che mai avresti voluto vedere. Anzitutto avvicenza la difesa (in toto) e ancora il sommo maestro Bernardeschi, che esce perplesso (ma non si arrabbia: è troppo intelligente per farlo, batte cinque a tutti e zitto seduto in panca).

E chi subentra spacca la partita in due. Cambiaghi (che non è al meglio della condizione, si fa per dire .. ) porta in campo i sorci verdi: gli avversari non ringraziano. Ma ad instillare fiducia e calcio c’è Miranda: i suoi cross hanno un perché. Mi chiedo ancora perché il CT spagnolo Luis de la Fuente Castillo non gli dia un’occhiata.

Il primo suggerimento impegna negativamente Bartesaghi, il più classico degli autogol, il secondo (scambio con Cambiaghi) fa volare Mbangula verso la primarete in rossoblù. Evviva!
L’oggetto misterioso timbra il cartellino e mai lo avresti pensato.

Il Bologna è in vantaggio, il “Meazza” fischia eccezion fatta per l’angolo riservato ai cuori rossoblù. Tanti bastano per impazzire e godere.

Solo un colpo di testa di Camarda fa tremare lo spicchio rossoblù e chi davanti allo schermo ad imprecare. Ma mister Palladino si ritrova un reuccio in casa, si chiama Mbangula e si trova in una giornata particolarmente mostruosa.

Pobega vede Odgaard (centravanti atipico per ciò che ci ha fatto cedere con Italiano) che c’è quando deve esserci: palla per il belga e il 4 a 2 è un gioco da ragazzi. Mi stropiccio gli occhi, sono frastornato per quanto il calcio possa essere imprevedibile e mai domo di regalare sussulti.
Si dice anche che è la terza vittoria consecutiva lontani dal ” Dall’Ara”, sì è così, da non credere, e solo una vittoria contro il Monza può cambiare la tendenza casalinga, stranamente negativa ormai da tempo immemore.

Leggete ad alta voce il rimbombar del suono, 4 a 2 al Meazza, e nulla cambia quando Skorupski nega a Pulisic di pulire la vergogna rossonera, per Amorin proprio.

Questo è il calcio, tremendamente imprevedibile e bello. Se poi porta da firma di Palladino è ancora più bello. Non c’è che dire.

Milan-Bologna, la pazienza premia gli audaci

FEDERICO BERNARDESCHI INFURIATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

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Il parere dell'esperto

Chi è l’arbitro di Milan Bologna

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Chi è l’arbitro di Milan-Bologna.

“Siate arbitri, ma prima ancora persone per bene.

In campo servono tre cose fondamentali: giustizia, credibilità e autenticità».

Ecco Juan Luca Sacchi.
Quando dirigi squadre dal blasone e dal peso tattico di Milan e Bologna, la tentazione di farsi condizionare dalla pressione ambientale o dal nome dell’allenatore è la prima trappola.

In sfide dove la palla viaggia rapida e il contatto fisico è costante, Sacchi applica la stessa autenticità che predica ai ragazzi.

Serve un atteggiamento fermo ma dialogante, senza sotterfugi o atteggiamenti autoritari.

Ed in sezione arbitrale spesso dice:
​«L’arbitraggio è una straordinaria metafora della vita.

Insegna a prendere decisioni sotto pressione, ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e a rispettare le regole anche quando non è facile».

Questo è l’arbitro di Milan-Bologna : Juan Luca Sacchi.
Quando darà il fischio d’inizio, dietro le sue decisioni ci sarà la sintesi di questo percorso.

La freddezza della mente, l’intuito della “pancia” e, soprattutto, l’insegnamento consegnato a centinaia di ragazzi nelle sezioni di provincia.

Questo perché la credibilità di un arbitro in Serie A nasce esattamente lì dove si impara a essere uomini prima che giudici in divisa.
Infine una curiosità.

​Il Bologna è una delle squadre che Sacchi ha incrociato più frequentemente nel corso della sua carriera in massima serie: 10 volte.
Una designazione ben ponderata per una partita che potrebbe riservare molte sorprese e qualche caso VAR.

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Il parere dell'esperto

Bonacina è l’arbitro di Cagliari-Bologna

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Bonacina è l’arbitro di Cagliari-Bologna.

Nelle sue visite sezionali, ama ripetere un concetto chiave ai ragazzi dell’ultimo corso arbitri.

L’errore fa parte del gioco, ma è la reazione che definisce l’arbitro.
​”Non abbiate paura di sbagliare,” racconta spesso ai giovani colleghi.

Il vero arbitro non è quello che non commette errori, ma quello che ha la forza mentale di resettare.

Ovviamente dopo un fischio sbagliato.

E poi farsi trovare pronto per l’azione successiva.”
Il match dell’Unipol Domus tra Cagliari e Bologna non rappresenta soltanto un incrocio cruciale per le ambizioni di classifica delle due squadre.

Costituisce un banco di prova di primissimo livello per il direttore di gara Kevin Bonacina.
​Fischietto della sezione di Bergamo inserito nell’organico CAN A e B.

Bonacina approda alla sfida sardo-emiliana portando con sé un bagaglio professionale costruito campo dopo campo.
Sotto il profilo strettamente agonistico, la direzione di Cagliari-Bologna si preannuncia complessa per via dell’antitesi stilistica tra le due formazioni:
Il Cagliari di casa fa dell’impatto sui duelli individuali e delle seconde palle un fattore chiave per scardinare gli avversari.

Elemento necessario per accendere l’ambiente dell’Unipol Domus.
Il Bologna risponde con una struttura tattica votata alla riaggressività immediata.

Ed al palleggio nello stretto e alle transizioni rapide.
L’arbitro bergamasco è chiamato ad applicare una soglia del fallo coerente fin dai primi minuti.

Questo per evitare che il nervosismo prenda il sopravvento nei contatti a palla lontana e sulle corsie esterne.

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