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Cabal e Piccoli possono essere gli uomini giusti per il Bologna? Due scommesse molto diverse

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Bologna Casteldebole Tedesco

Il mercato, soprattutto ad agosto, porta inevitabilmente a giudicare i giocatori ancora prima che arrivino. Basta un nome per accendere l’entusiasmo oppure provocare qualche perplessità. In queste ore attorno al Bologna stanno prendendo consistenza soprattutto due profili: Juan Cabal per la difesa e Roberto Piccoli per l’attacco.

Due giocatori completamente differenti, accomunati però da un dettaglio: nessuno dei due rappresenterebbe il classico acquisto capace di far impazzire la piazza al momento dell’annuncio.

Ed è proprio per questo che vale la pena ragionarci.

Perché il Bologna degli ultimi anni ha dimostrato diverse volte che il mercato non si misura dalla popolarità di un nome il giorno dell’acquisto. Si misura da quello che quel giocatore riesce a diventare dentro un sistema.

La domanda allora è semplice: Cabal e Piccoli possono davvero migliorare il Bologna?

La risposta, almeno sulla carta, è sì. Ma per motivi molto diversi.

 

Cabal ha caratteristiche che al Bologna possono servire parecchio

Partiamo da Juan Cabal.

Il suo nome è entrato nei discorsi tra Juventus e Bologna soprattutto nell’ambito della trattativa per Jhon Lucumí. La Juve vuole il centrale rossoblù e Cabal è uno dei calciatori che potrebbero contribuire a trovare un’intesa tra i club. Le indiscrezioni del 7 agosto confermano che il colombiano piace concretamente al Bologna.

Considerarlo semplicemente il “sostituto di Lucumi“, però, è assolutamente sbagliato.

Cabal è un difensore differente.

È alto circa 1,86 metri, è mancino e nasce principalmente come terzino sinistro, anche se può giocare all’interno della linea difensiva. Ha quindi quella duttilità che in una stagione lunga può diventare preziosissima.

Può permettere a Domenico Tedesco di modificare struttura anche all’interno della stessa partita, passando da una difesa a quattro a soluzioni più ibride senza necessariamente effettuare sostituzioni.

Ed è probabilmente questo il primo punto a suo favore.

Il Bologna non deve cercare obbligatoriamente la copia esatta di chi parte. Deve trovare giocatori che permettano all’allenatore di costruire nuove soluzioni.

Il vero punto interrogativo di Cabal è fisico

C’è però un elemento impossibile da ignorare.

La carriera recente di Cabal è stata pesantemente condizionata dagli infortuni. Nel novembre 2024 ha subito un grave problema al legamento crociato che lo ha tenuto fuori per molti mesi. Anche nella stagione successiva ha dovuto affrontare diversi stop muscolari, tra problemi al bicipite femorale, affaticamenti e un infortunio all’adduttore.

Questo è probabilmente il vero rischio dell’operazione.

Non le qualità tecniche, anzi Cabal è molto abile tecnicamente

Non l’adattabilità, può fare diversi ruoli.

La continuità e l’affidabilità fisica.

Se il Bologna prendesse Cabal in prestito con diritto di riscatto, come ipotizzato nelle ultime ore, la formula avrebbe quindi parecchio senso. Permetterebbe ai rossoblù di verificare durante la stagione le condizioni fisiche del giocatore prima di affrontare un investimento definitivo.

Un Cabal sano può essere un giocatore molto interessante per il Bologna.

Un Cabal costretto continuamente a fermarsi diventerebbe invece difficile da considerare l’erede principale di Lucumí.

E Piccoli? Forse bisogna guardarlo senza pregiudizi

Ancora più interessante è il discorso relativo a Roberto Piccoli.

Qui probabilmente una parte della tifoseria potrebbe storcere il naso.

Il Bologna si è abituato negli ultimi anni ad avere ambizioni importanti e quando si parla di acquistare un nuovo attaccante viene naturale aspettarsi il nome capace di infiammare immediatamente il Dall’Ara.

Piccoli non appartiene a questa categoria.

Ma questo non significa necessariamente che sia un acquisto sbagliato.

Il classe 2001 ha 25 anni, è alto 1,90 metri e conosce ormai molto bene la Serie A. La sua crescita è stata più lenta rispetto alle aspettative che lo accompagnavano ai tempi dell’Atalanta, ma al Cagliari ha finalmente trovato quella continuità che gli era sempre mancata.

Nella stagione 2024/25 ha segnato 10 gol in campionato, risultando il miglior marcatore del Cagliari.

Un dato che merita attenzione.

Perché dieci gol realizzati in una squadra impegnata soprattutto nella lotta per non retrocedere non sono esattamente pochi.

Piccoli potrebbe essere più utile di quanto raccontino i numeri

Il punto interessante, però, riguarda soprattutto il modo di giocare.

Piccoli è un attaccante fisico. Sa lavorare contro i centrali, può giocare spalle alla porta, attacca l’area e rappresenta una soluzione importante nel gioco aereo.

Non è un centravanti che vive soltanto aspettando il pallone davanti al portiere.

Durante l’esperienza di Cagliari è stato utilizzato anche per pressare, sporcare la costruzione avversaria e lavorare per la squadra. Lo stesso attaccante spiegò nel febbraio 2025 come la continuità fosse stata fondamentale per la sua crescita, mentre la Serie A lo ha descritto come un centravanti capace di unire fame, lavoro per i compagni e presenza offensiva.

Sono caratteristiche che possono avere senso nel Bologna.

Soprattutto perché Piccoli non arriverebbe necessariamente per diventare l’unico centravanti della squadra.

Ed è questa la chiave.

Dovbyk

Dovbyk e Piccoli sarebbero due attaccanti diversi

Con Artem Dovbyk già inserito nel nuovo progetto rossoblù, prendere Piccoli avrebbe un significato differente rispetto all’acquisto di una prima punta titolare.

Tedesco avrebbe due attaccanti fisici, certo, ma con caratteristiche non completamente sovrapponibili.

Piccoli può essere utilizzato nelle partite più sporche, può aumentare il peso offensivo negli ultimi venti minuti e, soprattutto, permetterebbe di gestire Dovbyk senza costringerlo a giocare praticamente sempre.

In determinate situazioni si potrebbe persino immaginare una squadra con entrambi.

Una soluzione magari non destinata a diventare quella principale, ma estremamente utile quando bisogna recuperare una partita o affrontare avversari molto bassi.

Se dovesse partire Dallinga, come appare possibile in questa fase del mercato, l’arrivo di un altro numero nove diventerebbe praticamente necessario. Le indiscrezioni del 7 agosto indicano proprio Piccoli come il principale obiettivo rossoblù nel caso in cui l’olandese lasciasse Bologna.

Il problema è quanto spendere per Piccoli

Anche qui, però, bisogna fare una distinzione.

Piccoli può essere utile al Bologna? Sì.

Vale qualsiasi cifra? Ovviamente no.

Questo è probabilmente il punto sul quale Sartori e Di Vaio dovranno essere particolarmente bravi.

La Fiorentina ha investito molto sull’attaccante soltanto un anno fa e difficilmente vorrà regalarlo. Per il Bologna avrebbe senso arrivare a Piccoli con una formula o una valutazione coerente con il ruolo che avrebbe nella rosa.

Spendere una cifra enorme per quello che inizialmente potrebbe essere il secondo centravanti cambierebbe completamente il giudizio sull’operazione.

Prenderlo invece alle condizioni giuste significherebbe aggiungere un attaccante italiano di 25 anni, già esperto della Serie A e ancora potenzialmente migliorabile.

Ed è esattamente il genere di calciatore sul quale il Bologna ha spesso saputo lavorare bene.

Cabal e Piccoli non fanno sognare, ma potrebbero avere senso

Alla fine la valutazione sui due possibili acquisti porta allo stesso punto.

Cabal e Piccoli non sarebbero due colpi da copertina.

Probabilmente nessuno dei due, preso singolarmente, verrebbe accolto come il grande acquisto dell’estate rossoblù.

Ma il mercato non è il Fantacalcio.

Una squadra ha bisogno anche di giocatori funzionali, complementari e acquistati nel momento giusto della carriera.

Cabal ha fisicità, piede mancino e capacità di occupare diverse posizioni della difesa. Se sta bene fisicamente, a Bologna potrebbe trovare l’ambiente ideale per rilanciarsi dopo due stagioni complicate.

Piccoli ha invece raggiunto un’età nella quale non può più essere considerato semplicemente una promessa. Ha già dimostrato di poter segnare in Serie A e potrebbe trasformarsi in un’alternativa molto più affidabile di quanto sembri.

Entrambi hanno dei punti interrogativi.

Per Cabal riguarda soprattutto la tenuta fisica.

Per Piccoli il rapporto tra costo dell’operazione e ruolo nella squadra.

Ma alle condizioni corrette sono due operazioni che avrebbero una logica precisa.

E forse è proprio questo il punto.

Il Bologna non ha bisogno di acquistare figurine. Ha bisogno di costruire una rosa abbastanza profonda da affrontare una stagione nella quale le aspettative non sono più quelle di qualche anno fa.

Cabal e Piccoli potrebbero non essere i nomi che fanno sognare il tifoso l’8 agosto.

Ma potrebbero essere esattamente quel tipo di giocatori che, qualche mese dopo, fanno dire: Sartori aveva visto giusto ancora una volta.

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L’ira funesta di Artem Dovbyk

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Dovbyk

La storia di Dovbyk racchiusa in un’esultanza che ha fatto discutere per le tempistiche, ma fondamentalmente necessaria per l’ucraino.

Cross in area di rigore del Sassuolo, Idzes spazza ma non troppo, Libra raccoglie la sfera e carica un destro potente, Muric ci arriva ma non riesce a trattenere. Dovbyk allora arpiona il pallone sulla respinta e con il sinistro batte il portiere neroverde. Dopodiché, l’episodio “chiave”, se così vogliamo definirlo: l’ex Roma esulta, com’è giusto che sia, tuttavia invece di riportare la palla al centro per tentare il ribaltone completo, si toglie la maglia, boxa sulla bandiera ed esplode in un urlo flettendo i muscoli.

Cosa racchiude l’esultanza di Dovbyk?

Leggendo sui social, molti non hanno digerito questa perdita di tempo dell’ucraino, il quale ha così anteposto l’ego rispetto al gruppo. Un dogma che è stato sviscerato da Fenucci in conferenza stampa narrando della vicenda Rowe. Sulla carta, è giusto pensarla così: la squadra viene prima del singolo. In un calcio dove le bandiere oramai sono estinte, il tifoso non può che affezionarsi al club di appartenenza.

Ma questa volta penso sia giusto un po’ di sano egoismo.

E non parlo dell’attaccante che, invece di appoggiarla facilmente verso il compagno, prova a battere il portiere con un tiro che viene neutralizzato. Questa volta vorrei invece sottolineare i trascorsi di un calciatore che è finito in un vortice di negatività e che ci auguriamo tutti possa aver spazzato quel turbine con l’urlo a squarciagola al Dall’Ara.

Dovbyk, classe 1997, approda nel calcio di prestigio nel 2023 al Girona, club da centro-destra della classifica, e trascina gli spagnoli in Champions League a suon di gol in un’impresa paragonabile a quella del Bologna di Thiago Motta (stessa annata, tra l’altro). Forte dei suoi 24 stagionali, il giocatore accetta l’offerta della Roma e si trasferisce nella Capitale, ma il rapporto non è propriamente idilliaco. Arrivato per 35 milioni e nonostante i 17 gol siglati nella stagione 2024/25, Artem non ha conquistato le simpatie del tifo giallorosso: troppo macchinoso, poco mobile e non aiuta la squadra nella fase di non possesso. Con l’avvento dell’annata 2025/26, la situazione peggiora. Giunge Gasperini e l’ex Girona vede diminuire il suo minutaggio drasticamente, diventando così una zavorra per l’allenatore; si aggiungerà poi un infortunio alla coscia che lo terrà fuori più di metà campionato, relegandolo definitivamente ai margini del club.

Ecco quindi che si arriva all’episodio di domenica scorsa: un attaccante che, da quando è arrivato in Italia, non è mai stato troppo sereno, le sue esultanze non erano mai state vistose e che ha dovuto lottare con i demoni interiori. Indietro di condizione, tanto che Tedesco ha preferito Piccoli titolare nelle prime 3 partite, Dovbyk non ha sfoggiato delle prestazioni indimenticabili, per usare un eufemismo. E chissene frega se al 91esimo minuto non è tornato a centrocampo per ripartire veloce. Certe volte un gol può valere più di una semplice partita e questo è il caso.

Ci auguriamo davvero che Artem possa rinascere sotto le luci del Dall’Ara perché il Bologna ne ha veramente bisogno.

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Il parere dell'esperto

Bologna-Sassuolo, adesso tocca a voi: il Dall’Ara aspetta una risposta

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Bologna-Sassuolo non può essere una partita come le altre. Dopo un avvio di campionato complicato, i rossoblù hanno bisogno di reagire davanti alla propria gente. Non servono proclami: servono coraggio, intensità e quella voglia di lottare che Bologna ha sempre apprezzato.

Due partite, zero punti e soprattutto ancora nessun gol segnato. I numeri raccontano un inizio difficile, inutile nasconderlo. Ma siamo soltanto alla terza giornata e proprio per questo non è il momento di lasciarsi trascinare dal pessimismo. È il momento di rispondere.

Alle 18 il Bologna affronta il Sassuolo al Dall’Ara in una sfida che può rappresentare il primo vero punto di svolta della stagione. Anche i precedenti recenti possono aiutare a trovare fiducia: i rossoblù sono infatti imbattuti nelle ultime sei partite di Serie A contro i neroverdi, con tre vittorie e tre pareggi. Inoltre, il Bologna ha sempre segnato nelle ultime 19 sfide di campionato contro il Sassuolo.

Bologna-Sassuolo, serve ritrovare il proprio spirito

Domenico Tedesco non ha nascosto ciò che pretende dalla sua squadra. Alla vigilia ha sottolineato la necessità di trovare maggiore concretezza e di imparare anche a conquistare punti nelle giornate in cui il gioco non riesce a essere perfetto. Il tecnico sa che il percorso è appena iniziato e che diversi nuovi elementi devono ancora inserirsi completamente.

Quello che però il pubblico può chiedere immediatamente è un Bologna affamato.

Una squadra che entri sui palloni, che corra per il compagno, che provi la giocata senza paura e che trasformi il Dall’Ara nuovamente in un campo complicato per chiunque.

Mancherà Riccardo Orsolini, fermato da una lesione ai flessori che lo terrà fuori per circa tre settimane. Tedesco ha comunque convocato diverse soluzioni offensive: Bernardeschi, Cambiaghi, Dovbyk, Mbangula, Odgaard e Piccoli sono tra gli uomini a disposizione.

Il Dall’Ara deve spingere il Bologna

Questo gruppo non può aver dimenticato improvvisamente come si compete. Una partenza negativa non cancella qualità, ambizioni e lavoro.

E allora Bologna-Sassuolo deve partire prima ancora del fischio d’inizio.

Dagli spalti.

Dalla voglia di vedere una squadra aggressiva.

Da ogni contrasto vinto e da ogni pallone recuperato.

Non serve pensare alla classifica di maggio. Oggi conta soltanto una cosa: iniziare.

Iniziare a segnare. Iniziare a fare punti. Iniziare a costruire il Bologna di Tedesco.

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Così parlò Fenucci – AD del Bologna

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Così parlò Fenucci.

Il concetto più importante espresso dall’AD del Bologna nella conferenza non riguarda i conti.

La frase più incisiva riguarda l’obiettivo stagionale.

“Dovessimo arrivare tra le prime dieci potremmo essere contenti”.

Poi ha aggiunto anche “giocando bene”.

Questo è un evidente cambio di rotta rispetto ad inizio mercato.

Non si parla più di squadra che deve puntare all’Europa.

Prudenza, scaramanzia od effettivo ridimensionamento di meta?

Propenderei per la terza, sperando che sia effettivamente un periodo di transizione.

D’altronde, come spesso scritto, il posizionamento del Bologna è tra l’ottavo ed il nono posto.

Se si analizzano numero abbonati, presenze allo stadio, sponsor value, il risultato è chiaro.

Così parlò Fenucci – AD del Bologna

Una gestione continuativa e sicura passa per la sostenibilità.

Poi guardi a fianco e vedi quello che spende il Como.

CESC FABREGAS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Ovviamente la proprietà lariana ha altri obiettivi ed interessi oltre al calcio.

La necessità di visibilità e relazione sono alcune di queste.

Poi vedremo quanto durerà nel tempo la voglia di investire quasi a fondo perduto.

Così parlò Fenucci, con estrema chiarezza.

Obiettivo fascia sinistra della classifica, sperando in qualche passo falso delle Big.

Comme d’habitude.

 

 

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