Esclusive
Mikel Amondarain, il ragazzo di Bavio che vuole conquistare Bologna
Il Bologna non ha acquistato soltanto un giovane centrocampista argentino. Ha scelto una storia fatta di provincia, sacrifici, famiglia e crescita silenziosa. Mikel Amondarain arriva in Italia senza il clamore che accompagna alcuni talenti sudamericani, ma con caratteristiche che sembrano adattarsi perfettamente alla filosofia rossoblù: intensità, duttilità, personalità e disponibilità al lavoro.
Nato il 6 gennaio 2005 a General Mansilla e cresciuto nella zona di Bavio, Amondarain rappresenta una tipologia di calciatore sempre più ricercata nel calcio europeo. Non è un regista classico, non è soltanto un mediano difensivo e non può essere considerato una semplice mezzala. È un centrocampista moderno, capace di occupare più zone del campo e di interpretare la partita in base alle esigenze della squadra.
Il Bologna lo ha acquistato a titolo definitivo dall’Estudiantes de La Plata, presentandolo come un giocatore in grado di abbinare dinamismo, intensità e qualità nella gestione del pallone. È il diciassettesimo argentino nella storia del club rossoblù.
Una storia cominciata lontano dai grandi stadi
Prima degli impianti pieni, delle competizioni internazionali e del trasferimento in Serie A, nella vita di Amondarain c’erano la campagna argentina, gli animali e un pallone calciato praticamente ovunque.
La sua famiglia è profondamente legata al lavoro rurale. Mikel è cresciuto in un ambiente semplice, lontano dalle pressioni tipiche delle grandi città calcistiche argentine. Da bambino ha iniziato a giocare nel Racing de Bavio, la squadra del suo paese. In quel periodo veniva utilizzato soprattutto come attaccante e segnava molti gol. Soltanto durante il percorso giovanile sarebbe stato arretrato progressivamente, fino a trovare la propria dimensione ideale a centrocampo.
La sua infanzia è stata segnata anche dalla scomparsa del padre Domingo, morto in un incidente stradale nel marzo del 2011, quando Mikel aveva appena sei anni. La madre Rocío Marinangeli e il nonno José, conosciuto come “Cheche”, hanno avuto un ruolo fondamentale nella sua crescita, accompagnandolo negli allenamenti e sostenendolo durante il lungo percorso verso il professionismo.
Amondarain non ha mai nascosto il legame con la propria famiglia. Dopo il primo gol realizzato con la prima squadra dell’Estudiantes, segnato nel marzo 2026 contro il Central Córdoba, rivolse immediatamente il pensiero al padre e alle persone che lo avevano accompagnato fino a quel momento. Non fu soltanto una rete: rappresentò la conclusione simbolica di un viaggio iniziato molti anni prima sui campi della provincia argentina.
L’Estudiantes come scuola di calcio e di vita per Amondarain
Dopo le prime esperienze al Racing de Bavio, Amondarain entrò giovanissimo nel settore giovanile dell’Estudiantes. Nel club di La Plata completò la propria trasformazione da attaccante a centrocampista, imparando a leggere il gioco, occupare gli spazi e partecipare alla costruzione della manovra.
L’Estudiantes lo ha formato seguendo una tradizione precisa: disciplina tattica, spirito di appartenenza e disponibilità al sacrificio. Mikel è diventato capitano nelle categorie giovanili e uno dei punti di riferimento della squadra riserve. Nel 2025 firmò il primo contratto professionistico e venne aggregato stabilmente alla prima squadra.
Il debutto arrivò il 26 luglio 2025, nella vittoria esterna per 1-0 contro il Racing Club. Gli bastarono poche partite per guadagnare spazio e attenzione. Nell’agosto dello stesso anno arrivò anche la prima convocazione con la Nazionale argentina Under 20, un riconoscimento importante per un ragazzo che aveva disputato soltanto una manciata di incontri nella massima divisione.
Con l’Estudiantes ha vissuto anche l’esperienza della Copa Libertadores e ha contribuito alla conquista del Torneo Clausura 2025. Il suo addio al club è stato particolarmente sentito. Nel messaggio pubblicato prima della partenza per Bologna, Amondarain ha ringraziato compagni, allenatori, dirigenti, staff e familiari, definendo l’Estudiantes la società che lo aveva formato non soltanto come calciatore, ma anche come persona.
Come gioca Mikel Amondarain
La definizione più immediata è quella di centrocampista box-to-box. Amondarain possiede però una duttilità superiore a quella suggerita da questa semplice etichetta.
Può giocare come mediano in un centrocampo a due, come interno in una linea a tre oppure come centrocampista più libero di avanzare e accompagnare l’azione. Nell’Estudiantes è stato utilizzato inizialmente vicino al regista, con compiti soprattutto di equilibrio e recupero del pallone. Nel corso del 2026 ha ricevuto maggiore libertà offensiva, iniziando a inserirsi con più continuità e a occupare l’area avversaria.
Il suo primo punto di forza è l’intensità. Amondarain cerca il contrasto, accorcia sugli avversari e partecipa con convinzione alla pressione. Non rimane passivo davanti alla giocata, ma prova ad anticiparla. Questa caratteristica gli consente di recuperare palloni e di mantenere compatta la squadra.
Il secondo elemento interessante riguarda la gestione del possesso. Non è un centrocampista innamorato della giocata complicata. Preferisce controllare, alzare la testa e muovere rapidamente il pallone. Possiede un buon primo passaggio e sa cambiare il lato dell’azione quando trova spazio. L’Estudiantes lo descriveva già nel 2025 come un box-to-box aggressivo nel recupero, tecnico nel controllo e particolarmente efficace nella prima trasmissione.
Fisicamente supera il metro e ottanta e dispone di una struttura che gli permette di reggere i duelli. Non basa il proprio gioco su accelerazioni devastanti. Cerca piuttosto di compensare attraverso il posizionamento, la lettura anticipata dell’azione e la continuità negli spostamenti.
Il lavoro senza palla rimane una parte centrale del suo calcio. Amondarain segue lo sviluppo della manovra, copre le avanzate dei compagni e prova a occupare gli spazi lasciati liberi. Quando parte in avanti, tende a farlo con tempi interessanti. Non è ancora un centrocampista da tanti gol, ma il rendimento del 2026 ha mostrato una crescita evidente anche negli ultimi metri.
Prima del trasferimento in Italia aveva raccolto, considerando tutte le competizioni della stagione argentina 2026, 24 presenze, 4 gol e 3 assist. In campionato aveva realizzato due reti e fornito un assist, aggiungendo un gol in Copa Argentina e uno in Copa Libertadores.
Dove deve ancora migliorare
Amondarain arriva a Bologna come talento da sviluppare, non come giocatore già completo. La differenza tra il calcio argentino e la Serie A rappresenterà il primo vero esame.
In Italia avrà meno tempo per controllare il pallone e scegliere la giocata. Dovrà aumentare la velocità delle decisioni, imparare a riconoscere i momenti nei quali accompagnare l’azione e quelli nei quali proteggere la posizione. Anche la gestione del pressing richiederà attenzione: correre molto non significa sempre correre bene.
Un altro margine di crescita riguarda la personalità nella costruzione. Amondarain possiede qualità tecniche, ma dovrà avere il coraggio di chiedere il pallone anche nelle fasi più difficili. Per diventare un centrocampista di livello europeo non basterà recuperare e distribuire in maniera ordinata. Dovrà imparare a influenzare la partita.
La giovane età gioca dalla sua parte. A ventuno anni ha già conosciuto la pressione di un club importante come l’Estudiantes, ha giocato la Libertadores e ha partecipato a una stagione vincente. La base mentale appare quindi solida.

Perché può essere utile al Bologna
Il Bologna ha scelto Amondarain perché vede in lui un giocatore compatibile con un calcio dinamico e aggressivo. La sua duttilità permette di immaginarlo in diverse posizioni, senza obbligare l’allenatore a modificare completamente il sistema.
Può diventare il centrocampista incaricato di dare equilibrio, ma possiede anche le caratteristiche per trasformarsi in un incursore. Può giocare vicino a un regista più tecnico oppure affiancare un elemento fisico. Soprattutto, può garantire energia nelle due fasi.
Non bisogna aspettarsi immediatamente un dominatore della Serie A. Amondarain avrà bisogno di conoscere il campionato, comprendere le richieste tattiche e adattarsi a un contesto completamente nuovo. Il Bologna, però, negli ultimi anni ha dimostrato di saper lavorare sui giovani e di non avere paura di concedere loro spazio quando mostrano qualità e applicazione.
L’investimento sul centrocampista argentino segue proprio questa idea: anticipare la concorrenza, prendere un calciatore prima della definitiva consacrazione e accompagnarlo nel salto verso un livello superiore.
Un acquisto che racconta una strategia
Mikel Amondarain non arriva in Italia come una stella costruita dal mercato. Arriva come un ragazzo che si è guadagnato ogni passaggio della propria carriera.
Ha iniziato giocando da attaccante nel suo paese, è diventato centrocampista nell’Estudiantes, ha attraversato momenti familiari dolorosi e ha trasformato il sostegno della madre e del nonno nella propria forza. Il trasferimento al Bologna rappresenta il punto più alto raggiunto fino a questo momento, ma non il traguardo definitivo.
Il suo calcio non vive di una singola qualità spettacolare. Vive della somma di tante caratteristiche: corsa, ordine, recupero, tecnica, inserimento e intelligenza tattica. È proprio questa completezza potenziale ad aver convinto il Bologna.
Amondarain dovrà dimostrare di poter trasferire tutto questo nella velocità e nella complessità della Serie A. Il talento non manca. La storia personale racconta determinazione, pazienza e capacità di adattamento.
Adesso comincia la parte più difficile. E probabilmente anche quella più affascinante: trasformare il ragazzo di Bavio in un centrocampista capace di lasciare il segno a Bologna.
Esclusive
Gli argentini nella storia del Bologna: dai fratelli Badini a Mikel Amondarain
Il rapporto tra il Bologna e il calcio argentino attraversa oltre un secolo di storia. Alcuni giocatori hanno lasciato un ricordo profondo, altri sono rimasti sotto le Due Torri soltanto per pochi mesi.
C’è chi è diventato un simbolo del club, chi ha utilizzato Bologna come trampolino verso una grande carriera e chi non è riuscito a esprimere completamente il proprio talento. Con l’arrivo di Mikel Amondarain, annunciato il 29 luglio 2026, sono diventati 17 i calciatori argentini ad aver indossato la maglia rossoblù.
Angelo Badini, il primo argentino del Bologna
La storia comincia con Angelo Badini, nato a Rosario da una famiglia di origine bolognese. Centrocampista e successivamente centromediano, fu uno dei primi grandi trascinatori del Bologna. Carismatico, generoso e tecnicamente molto preparato, divenne capitano e contribuì alla crescita del club negli anni precedenti e successivi alla Prima guerra mondiale. Morì prematuramente nel 1921, ma il vecchio campo dello Sterlino venne intitolato alla sua memoria.
Emilio Badini
Fratello minore di Angelo, Emilio Badini possedeva caratteristiche maggiormente offensive. Era dotato di un tiro potentissimo e venne considerato uno dei primi veri realizzatori della storia rossoblù. Con il Bologna disputò 38 partite e segnò 24 gol. Nel 1920 diventò anche il primo giocatore del club a vestire la maglia della Nazionale italiana, segnando contro la Norvegia alle Olimpiadi di Anversa. Un grave infortunio al ginocchio interruppe molto presto la sua carriera.
Augusto Badini
Il terzo rappresentante della famiglia fu Augusto Badini, conosciuto anche come “Nene” e indicato negli archivi come Badini IV. Attaccante nato a Rosario nel 1904, ebbe un ruolo meno importante rispetto ad Angelo ed Emilio, ma completò quella che può essere considerata la prima dinastia argentina del Bologna. La sua esperienza si sviluppò nei primi anni Venti, quando il club stava costruendo le basi per diventare una delle grandi potenze del calcio italiano.
Hugo Giorgi
Bisogna attendere il secondo dopoguerra per incontrare un altro argentino. Hugo Giorgi arrivò al Bologna dopo essersi messo in evidenza con River Plate e Audax Italiano. Nel 1945 era stato capocannoniere del campionato cileno. Attaccante tecnico e abile negli ultimi metri, giocò due stagioni in rossoblù tra il 1947 e il 1949, totalizzando 22 presenze e 5 reti in Serie A.
René Seghini
René Seghini venne acquistato nel 1956 dopo le esperienze con Boca Juniors, Platense e Independiente Medellín. Attaccante rapido e brevilineo, arrivò in Italia accompagnato da aspettative importanti. La sua avventura, però, si concluse quasi immediatamente: disputò solamente tre partite di campionato e tornò in Sudamerica dopo pochi mesi. È ricordato come uno dei trasferimenti più particolari nella storia rossoblù.
Humberto Maschio
Ben diverso fu il valore assoluto di Humberto Maschio, uno dei protagonisti del grande calcio argentino degli anni Cinquanta. Insieme a Omar Sívori e Antonio Angelillo formò il celebre reparto offensivo soprannominato “gli angeli dalla faccia sporca”. Arrivò al Bologna nel 1957 e rimase fino al 1959, realizzando 13 gol in 43 presenze di campionato. Interno offensivo elegante e intelligente, proseguì poi la carriera con Atalanta, Inter e Fiorentina.
Julio Ricardo Cruz
Nel 2000 cominciò l’epoca moderna degli argentini rossoblù con Julio Ricardo Cruz. Soprannominato “El Jardinero”, era un centravanti alto e potente, ma possedeva anche una tecnica raffinata. Dopo un periodo iniziale di adattamento divenne il riferimento dell’attacco bolognese. In tre stagioni collezionò 99 presenze e 30 reti, conquistandosi successivamente il trasferimento all’Inter. È ancora oggi uno degli argentini più amati passati dal Dall’Ara.
Andrés Guglielminpietro
Andrés Guglielminpietro, conosciuto semplicemente come “Guly”, arrivò a Bologna dopo aver giocato con Milan e Inter. Centrocampista capace di muoversi sia centralmente sia sulle fasce, disputò una sola stagione in rossoblù. Chiuse la sua esperienza con 18 presenze e 2 gol, senza riuscire a trovare quella continuità che aveva caratterizzato le prime stagioni italiane.
Pablo Daniel Osvaldo
Pablo Daniel Osvaldo vestì la maglia del Bologna tra il 2009 e il 2010. Attaccante fisico, tecnico e dotato di grande personalità, alternò giocate spettacolari a periodi meno convincenti. Segnò alcuni gol importanti, ma non riuscì a imporsi definitivamente come titolare. Lasciò Bologna per trasferirsi all’Espanyol, prima di vivere altre esperienze prestigiose con Roma, Juventus, Inter e Boca Juniors.
Jonathan Cristaldo
Jonathan Cristaldo arrivò nel settembre 2013 in prestito dal Metalist. Soprannominato “El Churry”, era un attaccante mobile, aggressivo e abituato ad attaccare la profondità. Mostrò buone qualità, senza però incidere con continuità in una stagione molto complicata, terminata con la retrocessione del Bologna. Al termine del campionato non venne riscattato.
Franco Zuculini
Nel 2014 il Bologna puntò su Franco Zuculini per affrontare il campionato di Serie B. Centrocampista combattivo, dinamico e generoso, esordì in rossoblù nella trasferta di Perugia. La sua esperienza venne condizionata da problemi fisici e non riuscì a trasformarsi in un protagonista duraturo del nuovo ciclo bolognese.
Rodrigo Palacio
Rodrigo Palacio arrivò nel 2017 e diventò immediatamente un leader tecnico e comportamentale. Pur essendo nella parte finale della carriera, mise al servizio del Bologna intelligenza, movimento e disponibilità al sacrificio. In quattro stagioni disputò 132 partite e segnò 20 gol. La sua professionalità e la capacità di aiutare i compagni più giovani lo hanno reso uno degli stranieri più apprezzati degli ultimi anni.
Nehuén Paz
Nehuén Paz fu il tredicesimo argentino della storia rossoblù. Difensore centrale mancino, molto strutturato fisicamente e portato alla marcatura, arrivò nel gennaio 2018. Venne utilizzato soprattutto come alternativa, senza conquistare stabilmente un posto da titolare. Il momento più significativo fu il gol segnato contro l’Atalanta nel dicembre 2020.
Nicolás Domínguez
Acquistato dal Vélez Sarsfield nel 2019 e arrivato definitivamente a Bologna nel gennaio 2020, Nicolás Domínguez diventò uno dei centrocampisti più importanti della squadra. Tecnico, dinamico e abile nel recupero del pallone, superò le 100 presenze ufficiali in rossoblù. La sua crescita italiana gli permise di consolidarsi anche nella Nazionale argentina, prima del trasferimento al Nottingham Forest nel 2023.
Santiago Castro
Santiago Castro arrivò dal Vélez nel gennaio 2024 come quindicesimo argentino della storia del Bologna. Punta completa, generosa e capace di muoversi su tutto il fronte offensivo, si fece apprezzare per potenza, pressing e senso del gol. Il suo contributo accompagnò una delle fasi più importanti della storia recente rossoblù, prima della cessione alla Roma nell’estate 2026.
Benjamín Domínguez
Nell’agosto 2024 il Bologna acquistò Benjamín Domínguez dal Gimnasia La Plata. Ala sinistra brevilinea e fantasiosa, ama partire largo, puntare il difensore e rientrare sul piede destro. La rapidità e il dribbling rappresentano le sue qualità principali. Il suo percorso italiano è stato caratterizzato da una crescita graduale e dalla vittoria della Coppa Italia nella stagione 2024-2025.
Mikel Amondarain, l’ultimo acquisto del Bologna
L’ultimo arrivato è Mikel Amondarain, acquistato a titolo definitivo dall’Estudiantes il 29 luglio 2026. Classe 2005, è un centrocampista moderno capace di ricoprire diverse posizioni. Abbina intensità, dinamismo, ordine tattico e qualità nella gestione del pallone. Considerato uno dei prospetti più interessanti del calcio argentino, è il diciassettesimo rappresentante dell’Albiceleste nella storia del Bologna.
Da Angelo Badini ad Amondarain sono trascorsi più di cento anni. Le loro storie raccontano epoche completamente differenti, ma confermano il legame particolare tra Bologna e l’Argentina: una relazione costruita attraverso talento, carattere, grandi intuizioni di mercato e qualche inevitabile scommessa non riuscita.
Calciomercato
Artem Dovbyk, tutta la carriera del nuovo attaccante del Bologna
Artem Dovbyk è uno degli attaccanti ucraini più importanti della sua generazione. Nato a Čerkasy il 21 giugno 1997, è cresciuto calcisticamente nella scuola sportiva Slavutych, prima di entrare nel settore giovanile del Cherkaskyi Dnipro.
La sua carriera è stata caratterizzata da una crescita graduale, alcuni momenti difficili e una definitiva esplosione arrivata tra Ucraina e Spagna.
Gli esordi con il Cherkaskyi Dnipro
Dovbyk debutta tra i professionisti nel 2014, quando ha appena 17 anni. Nella sua prima stagione con il Cherkaskyi Dnipro contribuisce alla vittoria del campionato ucraino di terza divisione, mettendo subito in mostra potenza fisica, capacità realizzativa e una notevole presenza dentro l’area di rigore.
Le sue prestazioni attirano l’attenzione del Dnipro, una delle società più importanti del calcio ucraino. Dopo una breve esperienza in prestito allo Zaria Bălți, in Moldavia, l’attaccante comincia a trovare maggiore continuità con la formazione di Dnipro.
L’affermazione di Dovbyk in Ucraina e il trasferimento in Danimarca
Nella stagione 2016-2017 Dovbyk riesce a ritagliarsi uno spazio significativo nel massimo campionato ucraino, realizzando sei reti. Dopo le difficoltà economiche del Dnipro, torna al Cherkaskyi Dnipro e segna 12 gol in 13 partite nella terza serie nazionale.
Nel gennaio del 2018 arriva la prima grande occasione all’estero: il Midtjylland decide di portarlo in Danimarca. L’esperienza, tuttavia, non si sviluppa come sperato. Dovbyk trova poco spazio e deve fare i conti anche con un grave infortunio che ne rallenta la crescita. Con il club danese conquista comunque il campionato nazionale e una Coppa di Danimarca.
Successivamente viene ceduto in prestito al Sønderjyske, senza riuscire a esprimere pienamente il proprio potenziale. Il periodo danese si rivela complicato, ma fondamentale per la maturazione personale e professionale dell’attaccante.

La rinascita con il Dnipro-1
Nel 2020 Dovbyk torna in Ucraina e firma con il Dnipro-1. È la svolta della sua carriera. Dopo una prima stagione di adattamento, diventa il principale riferimento offensivo della squadra e uno dei centravanti più prolifici del campionato.
Nella stagione 2021-2022 conquista il titolo di capocannoniere della Premier League ucraina. Si ripete anche nell’annata successiva, realizzando 24 gol in campionato e trascinando il Dnipro-1 alla lotta per il titolo. Le sue prestazioni attirano l’interesse di numerose società europee.
Dovbyk lascia l’Ucraina dopo essersi imposto come attaccante completo: forte fisicamente, mancino, efficace nel gioco aereo e particolarmente pericoloso negli ultimi metri.
La straordinaria stagione di Dovbyk con il Girona
Nell’estate del 2023 passa al Girona. L’impatto con il calcio spagnolo è immediato. Dovbyk diventa il terminale offensivo della squadra allenata da Míchel e partecipa alla stagione più importante della storia del club catalano.
Il Girona chiude la Liga al terzo posto, conquistando una storica qualificazione alla Champions League. Dovbyk segna 24 gol in 36 presenze, aggiungendo anche otto assist secondo i dati comunicati dalla Roma. Grazie a questi numeri vince il Trofeo Pichichi, superando nella classifica dei marcatori Alexander Sørloth, Jude Bellingham, Robert Lewandowski e Antoine Griezmann.
Nel corso del campionato realizza due triplette e tre doppiette, segnando anche nelle due vittorie ottenute dal Girona contro il Barcellona. Diventa inoltre il miglior marcatore del club in una singola stagione disputata nella massima divisione spagnola.
Il trasferimento alla Roma
Il 2 agosto 2024 la Roma annuncia l’acquisto a titolo definitivo di Dovbyk dal Girona. Diventa il primo calciatore ucraino nella storia della società giallorossa e sceglie inizialmente la maglia numero 11. Il suo arrivo rappresenta un investimento importante, effettuato per affidargli il ruolo di centravanti titolare dopo la partenza di Romelu Lukaku.
La prima stagione italiana è condizionata dall’instabilità tecnica vissuta dalla Roma e da alcuni problemi fisici. Nonostante le difficoltà, Dovbyk riesce a offrire un contributo realizzativo importante, trovando la rete in Serie A e nelle competizioni europee. Il suo rendimento conferma le qualità già mostrate in Ucraina e in Spagna, anche se l’attaccante alterna momenti molto positivi ad altri nei quali fatica a entrare nel gioco della squadra.
La carriera con la Nazionale ucraina
Dovbyk debutta con la Nazionale maggiore il 31 marzo 2021, nella partita contro il Kazakistan valida per le qualificazioni ai Mondiali. Pochi mesi dopo diventa uno dei protagonisti di Euro 2020.
Il 29 giugno 2021 segna al 121º minuto il gol del 2-1 contro la Svezia, portando l’Ucraina per la prima volta ai quarti di finale di un Campionato Europeo. Quella rete rappresenta ancora oggi uno dei momenti più importanti della sua carriera.
Dovbyk partecipa successivamente anche a Euro 2024 e diventa uno dei punti di riferimento offensivi della selezione ucraina. La federazione nazionale gli attribuisce 40 presenze e 11 reti con la Nazionale maggiore.
Le caratteristiche tecniche di Dovbyk
Alto circa 189 centimetri, Dovbyk è un centravanti mancino particolarmente efficace dentro l’area di rigore. Sa proteggere il pallone, giocare spalle alla porta e sfruttare la propria forza fisica contro i difensori.
È pericoloso nel gioco aereo, negli attacchi in profondità e nelle conclusioni di prima intenzione. Pur non essendo un attaccante estremamente raffinato tecnicamente, possiede un notevole istinto realizzativo e sa trasformare in occasioni da gol anche palloni difficili.
Dagli inizi nelle categorie inferiori ucraine al titolo di capocannoniere della Liga, la carriera di Artem Dovbyk racconta la crescita di un attaccante che ha saputo superare infortuni e momenti complicati, conquistandosi un ruolo da protagonista nel calcio europeo.
Esclusive
Federico Ravaglia vicino all’addio
Ha destato stupore non leggere il nome di Federico Ravaglia tra i convocati del ritiro di Valles.
Piano piano appaiono chiare le motivazioni.
Radio mercato svela un’indiscrezione molto forte: Ravaglia è vicino al Watford.
Sartori sta trattando per il prestito, con diritto di riscatto vincolato alla promozione degli inglesi.
A questo punto pare evidente la volontà della società.
Il Bologna vuole lasciare volare libero il portiere, anche nel futuro.
Questa è probabilmente le decisione più giusta : “Nemo profeta in patria”.
In effetti, la pressione di giocare nella squadra della propria città, amata, è forte.
Ad ogni modo, ogni valutazione dovrà essere confermata dalla formula dell’accordo.
Intanto grazie per alcune emozioni che ci hai regalato.
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