Esclusive
Beppe Savoldi ci ha lasciato a 79 anni
Beppe Savoldi mi riporta immediatamente all’alba del tifo rosso-blu.
140 gol : è il quarto marcatore assoluto nella storia del Bologna.
E’ dietro ai soli Angelo Schiavio, Carlo Reguzzoni ed Ezio Pascutti.
L’attuale top scorer rosso-blu, Riccardo Orsolini, è ancora lontano con i suoi 84.
Tanti gol, ma uno su tutti : Bologna-Juventus 2-1.
Beppe realizzò il primo gol, con un tiro al volo su assist di Roversi.
Un’azione impeccabile, conclusa in maniera magistrale.
C’è chi lo ricorda come “Mister due miliardi”, però io preferisco “Beppe-gol”.
Dopo di lui un altro Beppe-gol, Signori, anche lui di origine bergamasca.

Però il primo Beppe non si scorda mai.
Ci ha fatto sognare, oltre a regalarci anche la vetta della classifica, dopo un Vicenza-Bologna 0-1.
Rete realizzata con uno stacco imperioso, ereditato dalla sua adolescenza cestistica.
Superò con l’elevazione persino il portiere veneto Nardin, nel tentativo di presa aerea.
Oggi Savoldi giocherebbe nel Bologna ? A tal degh !
Sai come finalizzerebbe i cross di Bernardeschi o Rowe?
Ciao Beppone, Tazio ti aspetta per regalarti un altro assist.
Esclusive
L’ira funesta di Artem Dovbyk
La storia di Dovbyk racchiusa in un’esultanza che ha fatto discutere per le tempistiche, ma fondamentalmente necessaria per l’ucraino.
Cross in area di rigore del Sassuolo, Idzes spazza ma non troppo, Libra raccoglie la sfera e carica un destro potente, Muric ci arriva ma non riesce a trattenere. Dovbyk allora arpiona il pallone sulla respinta e con il sinistro batte il portiere neroverde. Dopodiché, l’episodio “chiave”, se così vogliamo definirlo: l’ex Roma esulta, com’è giusto che sia, tuttavia invece di riportare la palla al centro per tentare il ribaltone completo, si toglie la maglia, boxa sulla bandiera ed esplode in un urlo flettendo i muscoli.
Cosa racchiude l’esultanza di Dovbyk?
Leggendo sui social, molti non hanno digerito questa perdita di tempo dell’ucraino, il quale ha così anteposto l’ego rispetto al gruppo. Un dogma che è stato sviscerato da Fenucci in conferenza stampa narrando della vicenda Rowe. Sulla carta, è giusto pensarla così: la squadra viene prima del singolo. In un calcio dove le bandiere oramai sono estinte, il tifoso non può che affezionarsi al club di appartenenza.
Ma questa volta penso sia giusto un po’ di sano egoismo.
E non parlo dell’attaccante che, invece di appoggiarla facilmente verso il compagno, prova a battere il portiere con un tiro che viene neutralizzato. Questa volta vorrei invece sottolineare i trascorsi di un calciatore che è finito in un vortice di negatività e che ci auguriamo tutti possa aver spazzato quel turbine con l’urlo a squarciagola al Dall’Ara.
Dovbyk, classe 1997, approda nel calcio di prestigio nel 2023 al Girona, club da centro-destra della classifica, e trascina gli spagnoli in Champions League a suon di gol in un’impresa paragonabile a quella del Bologna di Thiago Motta (stessa annata, tra l’altro). Forte dei suoi 24 stagionali, il giocatore accetta l’offerta della Roma e si trasferisce nella Capitale, ma il rapporto non è propriamente idilliaco. Arrivato per 35 milioni e nonostante i 17 gol siglati nella stagione 2024/25, Artem non ha conquistato le simpatie del tifo giallorosso: troppo macchinoso, poco mobile e non aiuta la squadra nella fase di non possesso. Con l’avvento dell’annata 2025/26, la situazione peggiora. Giunge Gasperini e l’ex Girona vede diminuire il suo minutaggio drasticamente, diventando così una zavorra per l’allenatore; si aggiungerà poi un infortunio alla coscia che lo terrà fuori più di metà campionato, relegandolo definitivamente ai margini del club.
Ecco quindi che si arriva all’episodio di domenica scorsa: un attaccante che, da quando è arrivato in Italia, non è mai stato troppo sereno, le sue esultanze non erano mai state vistose e che ha dovuto lottare con i demoni interiori. Indietro di condizione, tanto che Tedesco ha preferito Piccoli titolare nelle prime 3 partite, Dovbyk non ha sfoggiato delle prestazioni indimenticabili, per usare un eufemismo. E chissene frega se al 91esimo minuto non è tornato a centrocampo per ripartire veloce. Certe volte un gol può valere più di una semplice partita e questo è il caso.
Ci auguriamo davvero che Artem possa rinascere sotto le luci del Dall’Ara perché il Bologna ne ha veramente bisogno.
Il parere dell'esperto
Bologna-Sassuolo, adesso tocca a voi: il Dall’Ara aspetta una risposta
Bologna-Sassuolo non può essere una partita come le altre. Dopo un avvio di campionato complicato, i rossoblù hanno bisogno di reagire davanti alla propria gente. Non servono proclami: servono coraggio, intensità e quella voglia di lottare che Bologna ha sempre apprezzato.
Due partite, zero punti e soprattutto ancora nessun gol segnato. I numeri raccontano un inizio difficile, inutile nasconderlo. Ma siamo soltanto alla terza giornata e proprio per questo non è il momento di lasciarsi trascinare dal pessimismo. È il momento di rispondere.
Alle 18 il Bologna affronta il Sassuolo al Dall’Ara in una sfida che può rappresentare il primo vero punto di svolta della stagione. Anche i precedenti recenti possono aiutare a trovare fiducia: i rossoblù sono infatti imbattuti nelle ultime sei partite di Serie A contro i neroverdi, con tre vittorie e tre pareggi. Inoltre, il Bologna ha sempre segnato nelle ultime 19 sfide di campionato contro il Sassuolo.
Bologna-Sassuolo, serve ritrovare il proprio spirito
Domenico Tedesco non ha nascosto ciò che pretende dalla sua squadra. Alla vigilia ha sottolineato la necessità di trovare maggiore concretezza e di imparare anche a conquistare punti nelle giornate in cui il gioco non riesce a essere perfetto. Il tecnico sa che il percorso è appena iniziato e che diversi nuovi elementi devono ancora inserirsi completamente.
Quello che però il pubblico può chiedere immediatamente è un Bologna affamato.
Una squadra che entri sui palloni, che corra per il compagno, che provi la giocata senza paura e che trasformi il Dall’Ara nuovamente in un campo complicato per chiunque.
Mancherà Riccardo Orsolini, fermato da una lesione ai flessori che lo terrà fuori per circa tre settimane. Tedesco ha comunque convocato diverse soluzioni offensive: Bernardeschi, Cambiaghi, Dovbyk, Mbangula, Odgaard e Piccoli sono tra gli uomini a disposizione.
Il Dall’Ara deve spingere il Bologna
Questo gruppo non può aver dimenticato improvvisamente come si compete. Una partenza negativa non cancella qualità, ambizioni e lavoro.
E allora Bologna-Sassuolo deve partire prima ancora del fischio d’inizio.
Dalla voglia di vedere una squadra aggressiva.
Da ogni contrasto vinto e da ogni pallone recuperato.
Non serve pensare alla classifica di maggio. Oggi conta soltanto una cosa: iniziare.
Iniziare a segnare. Iniziare a fare punti. Iniziare a costruire il Bologna di Tedesco.
Esclusive
Così parlò Fenucci – AD del Bologna
Così parlò Fenucci.
Il concetto più importante espresso dall’AD del Bologna nella conferenza non riguarda i conti.
La frase più incisiva riguarda l’obiettivo stagionale.
“Dovessimo arrivare tra le prime dieci potremmo essere contenti”.
Poi ha aggiunto anche “giocando bene”.
Questo è un evidente cambio di rotta rispetto ad inizio mercato.
Non si parla più di squadra che deve puntare all’Europa.
Prudenza, scaramanzia od effettivo ridimensionamento di meta?
Propenderei per la terza, sperando che sia effettivamente un periodo di transizione.
D’altronde, come spesso scritto, il posizionamento del Bologna è tra l’ottavo ed il nono posto.
Se si analizzano numero abbonati, presenze allo stadio, sponsor value, il risultato è chiaro.
Così parlò Fenucci – AD del Bologna
Una gestione continuativa e sicura passa per la sostenibilità.
Poi guardi a fianco e vedi quello che spende il Como.

CESC FABREGAS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Ovviamente la proprietà lariana ha altri obiettivi ed interessi oltre al calcio.
La necessità di visibilità e relazione sono alcune di queste.
Poi vedremo quanto durerà nel tempo la voglia di investire quasi a fondo perduto.
Così parlò Fenucci, con estrema chiarezza.
Obiettivo fascia sinistra della classifica, sperando in qualche passo falso delle Big.
Comme d’habitude.
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